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I Maremmani nel Mondo: Elisabetta, formatore linguistico, a Parigi per amore foto

a cura di Giulia Carri

PARIGI – Elisabetta Marcucci, 50 anni di Grosseto. Partita per un Erasmus in Francia è adesso formatrice linguistica e coordinatrice di dispositivi linguistici a Parigi, dove vive con suo marito ed i loro 3 figli.

Come è cominciata la tua vita all’estero?
“Era il 1989 e frequentavo l’ultimo anno della Facoltà di Lettere a Siena. Era anche il primo o secondo anno di nascita del progetto Erasmus e decisi di partire per fare la tesi in Francia, dove sono rimasta la prima volta per sei mesi.”

Come è stata quella prima esperienza?
“Fu davvero un periodo da studentessa. Ho scoperto il mondo universitario francese ed internazionale dove ho conosciuto tante persone e mi sono divertita molto, oltre a studiare ovviamente. All’epoca l’Erasmus era praticamente in una fase sperimentale, funzionava bene come scambio sociale e culturale tra i vari paesi europei, ma doveva essere perfezionato da un punto di vista didattico. Ricordo di aver avuto tanti problemi per il riconoscimento degli esami sostenuti in Francia quando sono tornata in Italia.”

Perché dopo l’Erasmus hai deciso di tornare?
“Per amore. Un mese prima di partire, ad una festa studentesca ho conosciuto il mio attuale marito, Didier. Da quella sera cominciammo a frequentarci e siamo rimasti insieme a distanza per diversi mesi prima che io mi trasferissi definitivamente a Parigi alla fine del 1990.”

Ti sei inserita facilmente?
“Avere un compagno francese mi ha aiutata, inoltre ebbi la fortuna di trovare subito lavoro come formatrice linguistica, quindi inserirmi presto nella società al di fuori del mondo universitario. Era tutto molto bello e entusiasmante, mi sembrava un pò il paese dei balocchi. Cominciai a lavorare per case di moda come Guy Laroche, Longchamps ed infine al Louvre come formatrice linguistica, fino a diventare coordinatrice di dispositivi linguistici. L’economia era forte e Parigi negli anni 90 non era satura come adesso, le possibilità di lavoro erano tante ed accessibili a chiunque si impegnasse e avesse le capacità. Per i francesi tutti i cittadini sono uguali e si basano sul principio di égualité. Da un punto di vista sociale ho vissuto anche momenti di sconforto e solitudine dovuti le differenze culturali.”

Che tipo di differenze?
“La Francia è un paese cartesiano e razionale, dove tutto deve avere una spiegazione logica, e i francesi sono un po’ polemici. La burocrazia è immensa che a volte è difficile da gestire anche se funziona molto bene. Questa attitudine è però anche la sua forza e quello che fa si che sia un paese altamente efficiente e produttivo. Sebbene abbia imparato ad apprezzare la loro burocrazia, ed abbia assunto molto della loro forma mentis, tutt’ora sento la mancanza di un po’ di elasticità, soprattutto quando accade qualcosa di non programmato. Noi Italiani siamo maestri in questo, trovare soluzioni a situazioni inaspettate e improvvisare un vincente piano B, questo è davvero un nostro punto di forza. D’altro canto amo molto la ricchezza e diversità culturale che offre Parigi, grazie alla quale ho conosciuto e stretto amicizie di lunga data con persone da tutto il mondo.”

Cosa ti manca della Maremma?
“Mi mancano gli affetti familiari ed i miei amici cari, anche se questa mancanza durante gli anni è diventata sempre più gestibile grazie alle tecnologie dei mezzi di comunicazione e dei trasporti. Quando sono arrivata 25 anni fa, essere in contatto con l’Italia era macchinoso e costoso, ma per quanto difficile mi ha spronata a crearmi delle relazioni e iniziare la mia vita qua. Adesso entrambe queste culture fanno parte di della mia vita, convivono in modo pacifico. Una non può esistere senza l’altra. Mi manca anche il mare, soprattutto a Settembre quando si riposa, libero dal caos dei mesi estivi. ”

Hai mai pensato di tornare?
“Per diversi anni sì. Consideravo l’Italia il mio ‘paradiso perduto’, dove ad un certo punto sarei dovuta tornare per i miei affetti e le mie origini. Poi gli anni sono passati i miei figli cresciuti ed io ho capito che non aver perduto nulla perché i miei affetti sono sempre lì nonostante la distanza e le mie origini non saranno mai messe in discussione. Il tempo poi mi ha fatto assumere il sistema francese tanto che avrei delle difficoltà a reinserirmi in quello italiano, ma nella vita tutto è possibile!”

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