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LA STORIA – Sulla Francigena con Marco: da giornalista a pellegrino. Un cammino raccontato con l’iPhone foto


di Daniele Reali

MONTERIGGIONI – Marco è quasi a metà dell’opera. Il suo cammino, iniziato dalla Cisa, è arrivato a Monteriggioni. È qui che si conclude la sua decima tappa (ne dovrà percorrere ancora 11 per arrivare fino a Roma) ed è qui che dalla Maremma lo abbiamo raggiunto. In questi giorni IlGiunco.net sta seguendo il suo viaggio sulla Via Francigena e ogni giorno pubblica il diario del suo cammino (vedi anche:  www.ilgiunco.net/tag/viafrancigena), tappa per tappa. Un diario in cui siamo voluti entrare anche noi, da Grosseto, incontrandolo in uno dei borghi simbolo della Toscana “più bella”.

Da tempo Marco Giovanelli è un amico de IlGiunco.net. Lui è il direttore di Varesenews, il quotidiano online della provincia di Varese, una delle realtà che è riuscita a vincere la sfida del digitale e un esempio per chi crede nel legame forte tra informazione, comunità e territorio.

Ha scelto di percorrere a piedi quasi 600 chilometri, tra Toscana e Lazio, per raggiungere la Capitale. Sorride spesso Marco quando lo incontriamo. Si capisce subito che sta bene e che nonostante i tanti chilometri messi sotto i piedi, tra asfalto, strade bianche, ciottoli, sassi e pietre, è riuscito a trovare quello che cercava.

«A gennaio sono stato male – ci racconta Marco, mentre con il suo iPhone, l’unico mezzo che ha per scrivere durante il cammino, scrive il suo diario – e di fronte ad una crisi ho deciso di reagire. Quando si affronta un momento difficile nella vita o ci si demoralizza o si prende come un’opportunità. E questo ho fatto, mi sono dato una mossa e ho iniziato a camminare. Allora però non pensavo alla Francigena, volevo soltanto fare qualcosa per stare meglio».

In passato Marco, due anni fa, aveva già percorso alcune tappe della Francigena, con uno spirito diverso però. «Quello chi mi ha spinto oggi a mettermi in gioco e fare le 21 tappe del cammino è legato a una serie di motivazioni. Una se vogliamo è quella più spirituale: dopo le difficoltà mi sono messo in ascolto e ho voluto reagire. Avevo voglia di trovare questa dimensione del viandante, dell’errante. Insomma del pellegrino e non tanto del turista. La seconda motivazione invece è legata proprio alla Via Francigena. Avrei potuto fare il Cammino di Santiago, ma ho scelto la Francigena perché credo che possa essere una grande opportunità per tutti i territori toccati da questo percorso e sopratutto per le piccole realtà. In questi prime dieci tappe ho attraversato diversi piccoli borghi. Faccio sempre l’esempio di Valpromaro, una frazione in provincia di Lucca. Il paese ha soltanto una strada e qui ci abitano solo 100 persone. Il passaggio e la sosta dei pellegrini e l’ostello che li accoglie sono diventati un punto di riferimento per la comunità, un orgoglio e un argomento quotidiano. La Via Francigena ha di fatto cambiato la vita di Valpromaro. La terza motivazione riguarda un aspetto personale. Volevo prendermi un po’ di tempo per riflettere su quello che sto facendo e pensare ai progetti futuri».

Di fronte ad un bicchiere di bianco, in attesa della cena, incontriamo anche Richard, un olandese che Marco ha trovato lungo il cammino e con il quale ha condiviso alcune tappe. Lui è partito dall’Olanda ormai da 75 giorni. Anche lui a piedi vuole arrivare a Roma e ha deciso di farlo percorrendo tutta il tratto italiano della Francigena, dalla Val di Susa fino alla Capitale.

Storie di uomini e di donne, di vita. Di luoghi e di visioni. La Francigena è soprattutto questo, ma anche una grande opportunità, come dice Marco, per costruire un nuovo legame tra ambiente, storia e cultura, che è anche arte, gastronomia e tradizioni. La Regione Toscana nel 2014 ha compiuto un grande sforzo per valorizzare il suo tratto della Francigena e qualche frutto si sta già cogliendo. Un esempio da seguire, crediamo, anche per rilanciare altri percorsi. Uno di questi è la Via Clodia, che in epoca romana collegava il centro dell’Impero con la Maremma fino a Roselle. Il progetto in questo caso è ancora in fase embrionale, ma se le istituzioni e le comunità ci credono la Via Clodia potrebbe essere per molti luoghi della nostra Maremma quello che la Francigena sta diventando per altre terre della Toscana.

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