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#viafrancigena: il diario del cammino. La nona tappa da Gambassi Terme a San Gimignano

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SAN GIMIGNANO – Nona tappa sulla Via Francigena. Oggi Marco Giovanelli ci racconta il cammino da Gambassi Terme a San Gimignano

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L’ostello Sigerico alle porte di Gambassi terme è un angolo di pace. Subito dietro la chiesa di Santa Maria a Chianni, nei locali della canonica, sono state ricavate stanze per ospitare una trentina di pellegrini o altri turisti.
L’ostello parla un po’ varesino perché alla sua ristrutturazione ha partecipato anche la Fondazione Peppino Vismara, molto attiva nel Varesotto. Inoltre si è fermato la mia stessa notte anche Calogero, presidente della sezione Avis di Caronno Varesino. Lui è uno tosto. Andato in pensione ha fatto tre diverse varianti del cammino di Santiago e ora è partito il 5 giugno dal passo del San Bernardo e arriverà a Roma intorno all’8 luglio.
L’ostello è gestito dall’associazione In cammino con Sigerico nata negli anni Novanta. Attualmente prestano la loro attività Franco, Antonella e Mariella. La loro passione e attenzione ai pellegrini è la molla che li spinge a superar fatiche quotidiane visto che questo non è il loro lavoro, ma volontariato.
La cena di ieri testimonia la cura che ci mettono. Un posto che merita sicuramente un soggiorno e ve lo consiglio.
Stamattina la partenza è stata ritardata di un’ora sulla classica tabella di marcia. Alle 7.30 con Richard, Marco e Calogero abbiamo fatto colazione insieme. Franco ci aveva lasciato del buon caffè, il latte, biscotti, e tanto altro.
Passati da Gambassi abbiamo lasciato dopo poco la strada asfaltata per una polverosa e bianca più o meno come ieri.
E come ieri è stato un continuo sali e scendi tra le campagne con tanti filari di viti e diverse strutture turistiche.
Un cammino dolce e tranquillo anche con una bella sorpresa. Alle 9 mi è arrivato un messaggio di Marco, un collega e ormai vero amico fiorentino che mi annunciava la sua partenza per il cammino da San Gimignano così da venirmi incontro e poi percorrere insieme l’ultimo pezzo di strada verso la città delle torri. Ci siamo incontrati quando mancavano sei chilometri alla meta.
L’ultimo pezzo di strada, dopo un abbraccio in stile pellegrino, lo abbiamo fatto chiacchierando di noi, dei giornali, del giornalismo, della prossima edizione di Di.gi.t a ottobre a Prato. E poi, di fronte a un buon piatto in un ristorantino appena cambiato di gestione e in cui l’attenzione al cliente è ancora un vero valore, abbiamo continuato a raccontarcela.
È bello vedere l’attenzione di amici e conoscenti rispetto a questo mio pellegrinare per la Toscana e poi tra qualche giorno per il viterbese fino a Roma. Con Marco poi ci sono affinità legate a un mix di privato e professionale. Cosa rara è sempre molto stimolante.
Saluti d’obbligo per finire la tappa cercando il monastero di san Gerolamo delle monache benedettine. Mi attende Maddalena, una monaca veneta molto simpatica. Richard poco prima mi aveva mandato un messaggio molto esplicito “Hi Marco, I am well arrived and have been received by a very nice sister. Good place!” Una sorella molto carina e non era un riferimento fisico, sebbene Maddalena conservi un discreto fascino. Lei ha una passione per la comunicazione e così mi tempesta di domande e, dopo avermi timbrato le credenziali, mi regala un segnalibro con una immagine di San Gimignano che lei personalizza con le frasi del Vangelo.
“Abbiamo attenzione ai pellegrini e ci siamo anche messi in regola per dare un buon servizio e paghiamo anche le tasse. Sai com’è… è meglio aver paura che buscalle” e intanto mi porge il segnalibro dove trovo un versetto del Vangelo di Matteo che sembra scritto proprio per i pellegrini…”Ne senti compassione, erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”.
La camera è grande con quattro letti, ma stanotte ci dormirò solo io. La mia stanza l’ha presa Richard che nel frattempo sta riposando.
Per me solite routine e poi visto che è presto leggo anche un pò finché alle cinque esco per andare a vedere qualcosa in attesa di un appuntamento con il sindaco Giacomo Bassi di cui scriverò domani.
Sono andato nel museo civico, proprio a due passi dal monastero. Interessante la spezieria che permise di conservare tanti prodotti.
Poi sono tornato a vedere il duomo e al suo interno la cappella di Santa Fina vissuta solo quindici anni tra il 1238 e il 1253. Fu colpita da una grave malattia a dieci anni e morì dopo atroci dolori che non la fermarono nel prestare comunque attenzione a tutte le persone che andavano a trovarla. A lei sono legati molti miracoli tra cui la fioritura di viole di santa Fina sulle mura. Nel 1457 il consiglio del popolo deliberò la costruzione della cappella che è ancora visitabile all’interno della Collegiata e che venne affrescata dalla scuola del Ghirlandaio.
San Gimignano non è solo la città delle torri, ma anche quella dello zafferano e da tempo è tornata ad avere una grande attenzione alla via Francigena. Del resto la città deve a quella infrastruttura gran parte della sua ricchezza e del suo sviluppo. Da lì, dopo l’impresa di Sigerico nel 990, nel Medioevo passavano i maggiori traffici tra quella che diventerà l’Italia e la Francia.
Domani da qui parte un’altra bellissima tappa che si snoderà tutta in Val d’Elsa fino a raggiungere Monteriggioni. Un cammino affascinante che nell’ultima parte ho già percorso, ma che si annuncia pesante per via dei 31 chilometri, un discreto dislivello e soprattutto il gran caldo. Oggi abbiamo toccato i 36 gradi e non è facile camminare per ore con dieci chili sulle spalle.
Ma lo abbiamo scelto e poi la bellezza è lì, sempre a farci compagnia.
A domani

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