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#viafrancigena: il diario del cammino. La quarta tappa da Avenza a Pietrasanta

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PIETRASANTA – Quarta tappa sulla Via Francigena. Oggi Marco Giovanelli ci racconta il cammino da Avenza a Pietrasanta.

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Marmo, marmo e ancora marmo. Lungo i ventidue chilometri di oggi ho visto così tanto marmo da averne a noia.

Avenza è una frazione di Carrara e la tappa lì serve per avvicinare ancor più Pietrasanta visto che poi da lì per arrivare a Lucca sono altri 32,7 chilometri. Alcuni pellegrini tengono un ritmo diverso e si fermano a Sarzana arrivando da Aulla. Anche alcune guide lo propongono, ma ormai sia la Regione Toscana che altri hanno rivisto le tappe prevedendo un ruolo centrale per Avenza.

Del resto i luoghi per i pellegrini sono ancora limitati e si porrà il problema quando la domanda crescerà molto.
In apertura parlavo del marmo e della sua lavorazione. Qui l’economia gira ancora molto intorno al prezioso materiale. Ci sono marmifici giganteschi ed altri molto artigianali dove di fatto prendono lastre già tagliate da cui ricavare lavori minori. Gli altri hanno giganteschi carri ponte per alzare i blocchi che pesano svariate tonnellate.
Questa fasci di terra prende il nome dai monti e si chiama Apuania. Si sviluppa completamente nella provincia di Massa Carrara.
La tappa di oggi è stata la più corta, ma anche la più brutta. Si sviluppa quasi completamente su asfalto anche per chi la allunga salendo di un centinaio di metri per aver uno sguardo sul mare.
È stato un cammino lo stesso interessante e mi ha stimolato diverse riflessioni che approfondirò in un altro momento. Colpisce come cambino gli scenari e a piedi paradossalmente vedi molto di più che non quando si fanno spostamenti più veloci.
Nelle periferie, malgrado siamo nella bella e sviluppata Toscana, c’è molto degrado, sporcizia e in alcune aree perfino incuria. Si capisce come si presti molto meno cura nei luoghi dove si produce. Verrebbe da pensare che il bello sia una categoria che poco si addice all’economia, ma questo è un assurdo perchè in mezzo al degrado si vive male in ogni caso.

Sono tre giorni che rifletto su un altro aspetto fondamentale della vita di ognuno di noi. Tra esser informati, conoscere, sapere e avere consapevolezza c’è una grande distanza e differenza. Lo si avverte molto bene sul cammino. L’altro giorno per curiosità ho usato google map per vedere quanti chilometri ci fossero tra Pontremoli e Filattiera. La app ha subito risposto indicandone poco più di otto con un tempo di percorrenza di quattro minuti. Peccato che io ci abbia messo circa due ore.

Per quasi tutti gli adulti la nostra vita è programmata pensando all’auto. Puoi saperlo finché vuoi che non è solo così, ma per interiorizzarlo ed esserne consapevole devi passare da una vera esperienza di diversità, altrimenti sono concetti che capisci, ma poi continui a pensarla come prima.

Io inizio solo ora a ritarare distanze e tempi. Penso ci voglia ancora qualche giorno.
Andare a piedi è la cosa più naturale che esista, ma noi l’abbiamo piegata a tempi e abitudini diverse perché altrimenti sarebbero inconciliabili con molte altre attività. Tutto questo ha una logica, ma dovremmo averne maggiore consapevolezza e invece temo che non sia affatto così.
Andar con maggiore lentezza in alcuni momenti, ci aiuta a poter andare più in profondità. Ne parlava bene ieri Paola la bresciana. “Il cammino è una straordinaria porta per aprire la propria anima”. Sarà anche per questo che ho scelto di fare la via Francigena?

Intanto che rifletto su questo, e di tempo ne avrò a sufficienza, mi godo gli incontri.
Durante una sosta in un baretto nella periferia di Massa, all’improvviso è riapparsa Ulrike la tedesca. Dopo Pontremoli è andata in crisi è così due giorni fa ha preso il treno ed è andata a Sarzana e da lì a Marina di Massa dormendo in un ostello. Era stanchissima e malgrado le facili indicazioni e i “soli” dieci chilometri che ci mancavano, a sera ancora non si è vista nell’ospitale del pellegrino di Pietrasanta.

Chi invece procede come me, anche se in cammino solitario, è Richard l’olandese. Stasera poi nella nostra camera è arrivato anche Patrick. Svizzero di Basilea sta percorrendo la Francigena al contrario perché era arrivato a Roma facendo un altro percorso da nord. Per lui questo è quasi un antipasto perché poi terminato il tratto italiano, lui allungherà in Francia è da lì fino a Santiago.

Il cammino è anche questo, incontri e vissuti davvero differenti.
Per oggi è tutto e mi resta il sorriso di suor Marlina che mi ha aperto la stanza dove dormiremo noi pellegrini. Lei arriva dall’Indonesia e vive qui da sei anni.
Oggi ho superato bene i cento chilometri e siamo quasi a un quindi della distanza fino a Roma.

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