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Capo Nord: Parigi la romantica, Parigi dai tanti volti – Ultima Puntata foto

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Ultima puntata per l’avventura parigina di Capo Nord. Ancora una volta, nella nostra rubrica di viaggio Giulio Gasperini ci porta per mano a conoscere una città dai molteplici volti.

Gli abitanti.

Li trovi un po’ dovunque, i parigini. Questa città è loro. Di una società eterogenea e variegatissima; multiculturale (se il termine non fosse, in realtà, un po’ ingiusto). E poi, ad un certo punto, in definitiva neanche più ti importa di capire chi sono i parigini e chi i forestieri, perché questa è l’essenza vera della città. Il poterci camminare e sentirti anche tu parte di tutto quello: non ti capita mai di sentirti straniero, a Parigi. Perché sa contenere tutti e a tutti dare un valore. Ma se proprio ti vuoi imbattere nei parigini più giovani ci sono due posti da non mancare: il Bassin de la Villette e il Canal Saint-Martin. Il Bassin è uno specchio d’acqua sul bordo del quale tutti si ritrovano, a parlare e prendere il sole: soprattutto quello dolce di una clemente serata di aprile. È anche il posto dove si gioca a pétanque (le bocce di nobilissima origine), a frisbee o più banalmente a calcio. Nessuno si disturba, tutti partecipano anche facendo il tifo. Relax e tranquillità: qua, sul Bassin de la Villette, non c’è fretta, ma solo tanta voglia di aspettare che il tempo passi indolente, senza per forza dover rincorrerlo.

Appena imbocchi il Canal Saint-Martin, più precisamente sul quai de Valmy, ti imbatti invece nel Point éphémère: il punto effimero, che di fuggitivo non ha nulla se non l’inizio della sua avventura. È la parte dismessa di una caserma di pompieri: nel 2004 fu occupato e rapidamente trasformato in un luogo di ritrovo per artisti e musicisti. Ricoperto di graffiti, scritte, colori, che non deturpano ma caratterizzano e danno un peso specifico importante a tutta la zona. Ospita anche mostre temporanee e attività culturali, persino partite a ping-pong. Quando ci capiti tu, c’è una mostra di respiro giapponese: Tokyo infra-ordinaire di Jacques Roubaud; tanti quadri che ti risignificano il Giappone. Ma l’importante è ben al di là della semplice mostra momentanea. Perché giorni dopo, in Italia, leggi che a Roma lo Scup (acronimo per “Sport e cultura popolare”), un centro sociale in via Nola a San Giovanni, che ospita una palestra, una biblioteca, un’osteria, lo studio di una radio web e decine di attività sociali e culturali, viene fatto sgomberare (con tanto di dispiegamento delle forze dell’ordine) e abbattuto dalle ruspe (per chissà quali interessi immobiliari). E la tua mente torna, implacabile, alla calma placida del Bassin e alla forza dirompente che l’ex caserma dei pompieri emanava. E i piatti della bilancia danno un responso crudele: a Parigi c’è un “point éphémère” che pulsa e vive, a Roma uno Scup che viene chiuso e sgomberato con le ruspe!

Musei

Nessun museo, stavolta. Hai deciso: niente Louvre, niente Musée d’Orsay, niente Musée du Quai Branly, niente Musée Rodin, niente Musée de l’Orangerie. Una Parigi camminata, perché Parigi ha sempre qualcosa da raccontare, a ogni angolo di strada. Come quando ti trovi un po’ per caso un po’ per fortuna a passeggiare per Belleville, un tempo operaio e losco villaggio sulla collina fuori Parigi, patria dell’usignolo Edith Piaf (trovata sulle scale del palazzo al numero 72), e oggi infilzata di negozi cinesi e africani, per una città che non ha paura, nel cambiamento, di smarrire il suo senso. Oppure come quando, camminando su Boulevard Saint-Germain, devi sulla destra, entrando in una galleria commerciale dal nome lunghissimo (e che presto ti dimentichi), Cour du Commerce-Saint-André, dove una lapide ti informa che proprio in quella via, al numero 9, presso il negozio del falegname Tobias Schmidt, fu costruita la prima ghigliottina, che giocò un ruolo da protagonista nella storia della Francia moderna (e anche contemporanea, dal momento che l’ultima esecuzione tramite ghigliottina è del 1977).

Una Parigi, insomma, per decretata scelta, scoperta camminando per questa prima volta. Senza rimpianti né rimorsi. Perché Parigi è, sempre, comunque, anche la prossima volta…

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