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Politica

La Corte Costituzionale colpisce il gioco d’azzardo. Borghi: «Avevo ragione, la mia azione era giusta »

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La Corte Costituzionale colpisce il gioco d’azzardo. Borghi: «Avevo ragione, la mia azione era giusta »
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di Daniele Reali

GROSSETO – L’attività del gioco d’azzardo può essere limitata dal governo o dalle pubbliche amministrazioni per tutelare i consumatori dai rischi connessi a questo settore. È questa l’impostazione principale della sentenza 56 del 2015 della Corte Costituzionale, una decisione destinata a cambiare in futuro il quadro delle norme e delle leggi sul gioco d’azzardo (per consultare la sentenza www.cortecostituzionale.it).

Una sentenza che è stata accolta con favore da Massimo Borghi, ex sindaco di Gavorrano, che da primo cittadino firmò nel 2010 la nota ordinanza “anti videopoker” che portò alla crisi politica del comune minerario e ad una lunga scia di polemiche politiche e perosnali.

In particolare la sentenza stabilisce che si possono introdurre restrizioni al gioco d’azzardo, dichiarando esplicitamente che l’interesse pubblico prevalente non è tanto il profitto dei gestori o quello dello Stato, ma una serie di tutele come il contrasto alla diffusione del gioco illegale, la sicurezza e l’ordine pubblico, la lotta alla criminalità.

«La mia ordinanza si basava proprio sulla salute dei cittadini – dice Borghi – e non proibiva il gioco d’azzardo ma limitare per alcuni esercizi la presenza di slot e videopoker. Oggi a distanza di cinque anni la Corte costituzionale dà ragione all’operato di Massimo Borghi e questo apre una riflessione a 360 gradi su questo tema».

Un tema che è ben presente nell’agenda politica di Sì Toscana a sinistra, la lista sostenuto anche da Borghi e da Sel e che tra i candidati del collegio provinciale vede anche Marco Sabatini. «Il gioco d’azzardo e la ludopatia – dice Sabatini – sono due temi che debbono essere affrontati con serietà dalle istituzioni. Anche la regione Toscana possa fare di più e possa diventare protagonista della lotta al gioco d’azzardo. Il fenomeno è dilagante anche nella nostra provincia e secondo noi l’uso di questi slot deve essere controllato».

Di proposte in giro ce ne sono tante e Sabatini ne cita un paio: per limitare le somme giocate e escludere dal gioco i minorenni basterebbe introdurre l’utilizzo di un codice fiscale magnetico e delle carte di credito.

Poi Borghi si toglie qualche sassolino dalle scarpe. «Oggi – dice – tutti si affannano a cercare modi e norme per contrastare il gioco d’azzardo, ma cinque anni fa tutti i sindaci, tranne Bonifazi, mi attaccarono. Questo mi amareggia perché un po’ di solidarietà all’epoca male non mi avrebbe fatto».

Barbara Farnetani
25 Maggio 2015 alle 16:18
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