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Accoglienza ai migranti: per la Maremma nuove opportunità di lavoro. Il caso virtuoso di Gerfalco

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di Barbara Farnetani

MONTIERI – Otto persone, perlopiù giovani, tra chi si occupa della gestione della struttura o della formazione, chi della cucina e chi ancora delle pulizie. A Gerfalco l’accoglienza ai migranti è diventata un’occasione non solo di integrazione, ma anche di lavoro per la gente del comune.

Lo conferma il sindaco, Nicola Verruzzi, che con Luciano Fedeli, responsabile per la nostra zona dell’associazione “partecipazione e sviluppo onlus” ha fatto un bilancio della situazione ad un anno dall’inizio dell’attività.

«Sono già un paio di anni che l’ex colonia di Gerfalco è stata individuata come sede per l’accoglienza ai migranti – afferma il sindaco – per questo già la precedente amministrazione aveva avviato un dialogo con la Prefettura per porre alcune richieste specifiche e stipulare una convenzione». Una delle prime richieste è stata quella di coinvolgere il territorio. Nella convenzione si obbliga l’associazione che gestisce la struttura ad assumere gente proveniente dal comune di Montieri. La seconda è che gli approvvigionamenti, per quanto possibile, avvenissero da esercizi del territorio. Il Comune aveva poi chiesto l’apertura di uno sportello informativo per immigrati in ausilio alle attività comunali, visto che il 20% della popolazione residente è straniera, e di avviare un percorso, per gli ospiti stranieri, non solo di assistenza, ma anche di formazione, mappando le abilità e le inclinazioni di ciascuno e pensando a tirocini ad hoc finanziati dalla regione.

«Non abbiamo avuto mai problematiche di ordine pubblico – precisa Verruzzi – nonostante si parli di 25 richiedenti asilo in un paese, Gerfalco, di 120 persone. Il principio da cui siamo partiti era che, in caso di necessità, la Prefettura può scegliere di mandarti i migranti anche se il Comune si oppone. Quindi dire no, avrebbe avuto una pura valenza politica, ma di fatto i richiedenti asilo sarebbero stati comunque inviati. Per questo abbiamo preferito dare la nostra disponibilità ma dando noi le regole e chiedendo che ci fossero ricadute positive sul territorio. Inoltre abbiamo chiesto la massima trasparenze nelle spese e in come saranno spesi i soldi».

La struttura, una ex colonia di proprietà dell’istituto Sant’Anna, è gestita dall’associazione “Partecipazione e sviluppo onlus”, che opera in tutta la Toscana. Parla di bilancio positivo anche Luciano Fedeli, responsabile dell’associazione che in Maremma gestisce una analoga struttura a Ribolla, nel comune di Roccastrada, e una alla Castellaccia, nel comune di Gavorrano. «Questo – prosegue Fedeli – è un progetto che va oltre la pura assistenza. Quello che vogliamo è che ne escano cittadini proiettati verso l’esterno. Cittadini non solo italiani ma europei. Per questo si punta su formazione e conoscenza territorio». Anche per loro la permanenza nella struttura sarà occasione di lavoro visto che due di loro saranno assunti con il ruolo di mediatore culturale per aiutare l’associazione all’arrivo dei nuovi profughi.

«Abbiamo interesse nel promuovere l’occupazione a livello locale – afferma Fedeli – abbiamo fatto otto assunzioni grazie all’accoglienza, e vogliamo valorizzare l’idea di trasparenza per sfatare i luoghi comuni sul giro d’affari che c’è in questo settore. Per questo pubblicheremo i dati e le spese sul nostro sito».

«Problemi non ce ne sono. Le uniche tensioni vengono dall’incertezza della situazione e dei tempi: anche un anno per sapere se la domanda di asilo è stata accolta. Ecco, se proprio devo individuare il momento più critico – precisa Luciano fedeli – è il momento del pasto. Le tradizioni culinarie sono diverse (abbiamo gente del Gambia del Senegal della Costa D’Avorio della Guinea, ma anche alcuni cristiani), si tratta di persone moderate, non abbiamo mai avuto problemi legati alla religione, ma sul cibo si. Ma con un bel piatto di spaghetti al pomodoro in genere si mettono tutti d’accordo».

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