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Attualità

Benedizione a scuola: le reazioni della politica. Cetoloni «Gesto di condivisione. Non marchiamo il territorio»

rodolfo_cetoloni

GROSSETO – «Ho preferito attendere prima di commentare la notizia, che vasta eco ha trovato sulla stampa locale, relativa alla mancata benedizione pasquale in un istituto scolastico di Roccastrada. Come ha dichiarato il parroco, don Marcello, la vicenda risale a tre anni fa, ma non per questo merita minore attenzione che se fosse accaduta adesso». Ad intervenire sulla mancata benedizione a scuola è il vescovo della Diocesi di Grosseto Rodolfo Cetoloni.

«In Italia sono numerose le disposizioni, sia di carattere normativo che giurisprudenziale, che intervengono sul tema e tutte originano dalla Costituzione e dal principio di laicità dello Stato, che non può mai concretizzarsi nel disconoscimento delle varie forme di religiosità o nel relegarle alla sola sfera privata. Anzi, una sentenza della Consulta del 1989 sottolinea come l’attitudine laica dello Stato “si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini” – ricorda Cetoloni -. Nondimeno, mai può esserci costrizione od obbligo alcuno a partecipare ad atti riconducibili al culto».

«La Chiesa non vuol certo sottrarsi alle norme vigenti nel nostro ordinamento giuridico, né ritiene utile e sensato assumere comportamenti che possano essere letti ed interpretati come dimostrazione di forza nei confronti di qualsivoglia istituzione pubblica. Nello stesso tempo crediamo, però, che gesti che affondano la loro origine e il loro significato nella tradizione di un popolo, e tra questi c’è senz’altro la benedizione pasquale, abbiano senso se orientati a favorire una relazione con le persone – precisa il vescovo della diocesi di Grosseto -. Non ci interessa benedire le mura, perché la benedizione non è un gesto scaramantico, ma è affidare a Dio ciò che siamo, ciò che sperimentiamo e i luoghi in cui viviamo la nostra avventura umana. I cristiani credono in un Dio che è relazione, che cerca continuamente il contatto con l’uomo e che per farlo si è incarnato, facendosi uno come noi. E’ questa relazione appassionata che ci è dato di custodire anche attraverso gesti e atti di culto, che non hanno altro scopo che questo, non certo di “marcare il territorio” o di ingerirsi in spazi non nostri».

«Auspico che da questa vicenda, che – come leggo – sta suscitando l’attenzione di tanti, possa nascere una serena ed approfondita riflessione sulla responsabilità educativa che ci attende tutti: genitori, insegnanti, istituzioni scolastiche, Chiesa, perché prevalgano sempre buon senso e realismo. Responsabilità significa anche non limitarci a reagire dinanzi ad un diniego, ma sentirci chiamati a fare sempre la nostra piccola parte. Esiste una circolare ministeriale del 1992, a suo tempo impugnata, ma – a quanto risulta – mai ritirata o annullata, che colloca la partecipazione agli atti di culto e la benedizione pasquale tra le iniziative culturali extrascolastiche. Avanzare annualmente la richiesta agli organi collegiali dei singoli istituti per poter compiere tali gesti non è solo un atto burocratico, ma diventa anch’esso occasione di relazione e di contatto, indipendentemente dall’esito che tale istanza può avere. Credo ne valga la pena, ripeto, non per marcare una presenza – conclude Cetoloni -, ma per offrire la possibilità di un annuncio, che può essere accolto o rifiutato, mai imposto, e può alimentare relazioni buone, non con le mura, ma con le persone».

E sulla vicenda intervengono oggi anche le forze politiche: 

«Dopo aver letto sulla stampa locale che a Roccastrada sarà impedito di portare la benedizione pasquale nelle locali scuole alla presenza degli alunni e letto i motivi che di fatto hanno costretto il parroco a rinunciare (e non era la prima volta) alla tradizione religiosa che da sempre, prima e dopo il concordato, viene espletata in tutte le scuole Italiane, vogliamo ricordare a chi porta giustificazioni poco credibili, quali la laicità dello stato e dell’insegnamento, che la Repubblica esiste dal 1948 e che tale laicità non ha mai impedito, in oltre 65 anni, ai parroci di entrare nelle aule in presenza degli alunni per parlare con i medesimi e espletare il loro ruolo e che tale funzione non ha mai turbato o condizionato le scelte personali della gioventù scolastica, che nella maggior parte considerava e considera tuttora la benedizione pasquale, il presepe con l’albero di Natale e il crocefisso nelle aule scolastiche, una tradizione aggregante di una cultura occidentale millenaria che non ha mai fatto male ne all’insegnamento e tanto meno alla crescita democratica degli individui che in età adulta hanno nella stragrande maggioranza fatto scelte laiche o atee». Afferma Moreno Bellettini coordinatore del comitato civico “insieme per Roccastrada”.

«Se vi fosse stato un condizionamento religioso non ci sarebbero stati in Italia e a Roccastrada maggioranze “bulgare”di socialcomunisti – prosegue Bellettini -. Quello che invece ci fa arrabbiare e non poco, sono le motivazioni che giustificano tali decisioni con il fatto che arrecherebbero turbamento agli alunni di altre religioni o confessioni prevalentemente stranieri presenti nelle scuole di Roccastrada. A tali pseudo buonisti, compreso i “baciapile” a tempo pieno sempre pronti a farsi fotografare vicino al prelato di turno e ad esternare la loro fede frequentando chiese e processioni, (ogni allusione è naturalmente voluta visto la presa di posizione del più noto catto-comunista del nostro comune e il silenzio degli altri ormai ben sistemati),vogliamo dire con fermezza che tali servili atteggiamenti non favoriscono nessuna integrazione, non sono graditi dalla stragrande maggioranza dei cittadini e che si comportino con con dignità rispettando la religione, le nostre tradizioni e la nostra civiltà, evitando servilismi ,nemmeno richiesti, che alimentano dissenso e biasimo da parte della popolazione di qualsiasi colore politico che rispetta e pretende rispetto, da chi è venuto per qualsivoglia motivo ad abitare nel nostro territorio».

«Vietare ad un parroco la benedizione di una scuola è un’offesa alla cultura e alle tradizioni dell’Italia, gli oltranzisti del laicismo la facciano finita di gestire le scuole come fossero casa loro». Commenta il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia e candidato governatore Giovanni Donzelli insieme ai consiglieri Paolo Marcheschi e Marina Staccioli.

«Il parroco si è persino rassegnato a non chiedere neanche di poter benedire le aule – aggiungono gli esponenti di Fratelli d’Italia – questi sono i paradossi causati da chi preferisce estremizzare il laicismo fino al punto di autocensurarsi vietando ciò che in tutte le altre è vista come una cosa normale. Questa vicenda ha una rilevanza simbolica che i dirigenti scolastici non possono fingere di ignorare, frutto di un anticlericalismo che farebbe sorridere se non fosse avvenuto sotto gli occhi dei ragazzi. Che esempio dà, quella scuola – concludono Donzelli, Marcheschi e Staccioli – se chiude le porte in faccia a un parroco?».

«Stravolgere le nostre tradizioni e le nostre radici parte proprio dal divieto di effettuare la benedizione pasquale nelle scuole. Questo non è rispettare le altre religioni, ma calpestare la nostra identità»: è questa la dichiarazione della Lega Nord Toscana. Per la Lega quello che è avvenuto dimostra «uno strano concetto di rispetto verso gli alunni di altre religioni».

«Esprimiamo indignazione e sgomento per quanto accaduto – scrive in una nota la Lega – La laicità del nostro Stato non può arrivare a derive come questa, impedendo ai ragazzi la conoscenza dei valori e delle tradizioni, indebolendo la loro forza e le loro radici religiose, storiche e culturali. Crediamo che i problemi di Roccastrada siano altri, visto il ritorno dell’incubo criminalità».

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