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Mancato incasso dell’Iva e reverse change per le imprese che lavorano con le pubbliche amministrazioni: Cna lancia la petizione on-line

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Mancato incasso dell’Iva e reverse change per le imprese che lavorano con le pubbliche amministrazioni: Cna lancia la petizione on-line
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GROSSETO – «Le imprese che lavorano per la Pubblica amministrazione – due milioni in Italia, 80 mila in Toscana e circa 1.600 nella nostra provincia – “complice” il mancato incasso dell’Iva dovranno fronteggiare, nel corso del 2015, una riduzione mensile dei flussi di cassa di circa un miliardo e mezzo ogni mese (in media, 9.300 euro al mese ciascuna).  Quelle interessate dal “reverse charge”, invece, dovranno sopportare un “ammanco” sempre mensile di circa 340 milioni di euro (in media 1.110 euro a testa)». È preoccupato Renzo Alessandri, direttore provinciale della Cna.

«Quello descritto, è l’effetto indotto dall’applicazione dello “split payment” e dal “reverse charge”, un effetto evidenziato dall’Osservatorio CNA sulla tassazione delle piccole e medie imprese – prosegue Alessandri -. Ad essere maggiormente penalizzate dal meccanismo del “reverse” sono le imprese che operano nel settore dell’installazione impianti (deficit finanziario stimato in 212 milioni al mese), seguite a “ruota” dalle imprese edili impegnate nel “completamento di edifici” (ammanco mensile di 104 milioni).Più contenuto in valori assoluti, ma oltremodo impegnativo – viste le modeste dimensioni delle aziende del settore – il deficit sopportato mensilmente dalle imprese di pulizie che operano nei confronti di altre aziende (28 milioni di euro)».

«Le imprese destinatarie di tali provvedimenti dovranno infatti recuperare – vista l’impossibilità di compensarla – l’intera Iva sulle operazioni effettuate con la Pubblica Amministrazione: quelle interessate dallo “split payment”, dovranno recuperare circa 15 miliardi d’Iva sugli acquisti, mentre quelle soggette al “reverse charge“ – secondo le stime CNA – dovranno recuperare 2,250 miliardi annui d’Iva anticipata ai fornitori. Chi vorrà compensare tali crediti in sede di dichiarazione annuale – scontando tempi di attesa che possono raggiungere i 15 mesi – dovrà sostenere costi amministrativi non banali (dai trecento ai mille euro) e mettere in conto tempi d’attesa che possono raggiungere anche i 15 mesi,  mentre  chi vorrà anticipare il recupero –  chiedendo la compensazione con cadenza trimestrale – dovrà sostenere un costo annuo che, secondo l’Osservatorio CNA, può raggiungere i 2 mila euro».

«Proibitivo il recupero delle risorse finanziarie perse ricorrendo al credito bancario: “compatibilità” e costi, infatti, renderebbero la “missione” pressoché impossibile.Solo per lo split payment – se tutti gli interessati effettuassero la compensazione dei crediti Iva nella dichiarazione annuale – gli oneri finanziari complessivi supererebbero i 500 milioni di euro (ridotti a 270 circa in caso di compensazione trimestrale). Quello che emerge, quindi, è un quadro particolarmente pesante, confermato dalle oltre 30 mila firme apposte, in pochi giorni, sulla petizione on line promossa dalla CNA e solo parzialmente mitigato dalle disposizioni con cui, il decreto “appalti”, ha elevato   dal 10 al 20% l’anticipazione concessa alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione. Resta l’urgenza di un intervento correttivo che elimini “split payment” e “reverse charge” almeno nei casi in cui, per certificare i corrispettivi di vendita, viene fatto ricorso alla fatturazione elettronica. Oltre a garantire un serrato impegno in tal senso – conclude Alessandri -, CNA Grosseto invita tutti gli interessati a collegarsi al sito dell’associazione (www.artigianatomaremmano.it) per sottoscrivere e far sottoscrivere la petizione on line».

 

Daniele Reali
8 Marzo 2015 alle 7:02
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