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Barocci, «Arpat non dà risposte» e sul Cromo «Se è nel cemento di costruzione è allarme nazionale»

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SCARLINO – «Ancora una volta gli Enti Locali, preposti dalla legge all’approvazione della progettazione e verifica delle opere di bonifica (Comune, Provincia e Regione), non rispondono alle critiche documentate del Forum Ambientalista e affidano ad Arpat il difficile compito di tranquillizzare la pubblica opinione». A parlare è Roberto Barocci, del Forum ambientalista che risponde ad Arpat sull’inquinamento nella piana di Scarlino. «Ma Arpat nella sua risposta elude le quattro denunce di omissione da noi segnalate e documentate in maniera puntuale. Pertanto siamo costretti a ripeterle con lo stesso ordine e le stesse parole, con cui le abbiamo documentate martedì scorso alla stampa».

«Gli Enti locali perché hanno omesso l’applicazione della legge:
• Limitando i lavori di bonifica solo ad alcune aree e mai superando i confini di ciascuna proprietà, anche quando era dimostrata e documentata la presenza di inquinanti oltre tali confini?
• Lasciando inquinati i terreni e le falde idriche per oltre vent’anni, consentendo la diffusione dell’inquinamento?
• Lasciando inquinati anche i siti dove sarebbe stata effettuata la “Messa in sicurezza permanente”, come il caso della “Scarlino Energia”?
• Consentendo ad ENI di trasferire al Comune di Scarlino gli oneri di bonifica sul sito “ex bacini fanghi Solmine”?»

«Alla prima, seconda e quarta domanda Arpat non ha dato risposta. Risponde invece l’Acquedotto del Fiora “condannando con fermezza” una cosa da noi mai detta, cioè che l’acqua erogata nelle abitazioni sarebbe fuori norma per l’Arsenico – prosegue Barocci -. Noi abbiamo detto che le omissioni compiute e i ritardi hanno consentito la pericolosa diffusione dell’inquinamento, testimoniata dalle Ordinanza di chiusura dei pozzi nelle aree limitrofe della Botte e a Salciaina, ma al tempo stesso l’Acquedotto del Fiora, dimostrando la sua natura, omette di dire che ha dovuto installare gli abbattitori di Arsenico nei pozzi di acqua potabile della zona industriale di Follonica, a spese dei contribuenti, anziché addebitarli a chi ha prodotto l’inquinamento».

«Sulla terza domanda la risposta c’è stata. L’Arpat conferma che i dati dei pozzi di controllo, collocati a valle idrogeologica del sito “messo in sicurezza permanente” da Scarlino Energia sono sempre stati fuori norma nei quattro anni consecutivi al completamento dei lavori. Ma afferma che questo inquinamento non dipenderebbe dall’area messa in sicurezza – continua il Forum ambientalista -. L’Arpat non dice da che cosa dipenderebbe tale inquinamento e non dice per quale motivo i pozzi di controllo collocati a monte del sito sono a norma e quelli a valle sono inquinati».

«Se fosse vera l’ipotesi dell’Arpat, cosa non dimostrata, allora sarebbero sicuramente sbagliate le collocazioni dei pozzi di controllo prescritti dalla stessa Arpat – si legge nella nota -. Poi l’Arpat afferma che alla fine del periodo del monitoraggio, cioè alla fine del 2015, stabiliranno se le opere hanno davvero bonificato il sito. Ma, considerato il precedente, rappresentato dai fatti accaduti sul sito “Vecchi bacini fanghi Solmine” dove gli Enti pubblici, hanno certificato l’avvenuta bonifica, quando invece erano perfettamente informati del perdurante inquinamento prodotto dal sito e non sono voluti intervenire, facendo trascorrere tutti gli anni del monitoraggio e consentendo ad ENI di trasferire i costi di bonifica al Comune di Scarlino, non vorremmo che l’omissione si ripeta e non si capisce perché di debba aspettare atri anni di monitoraggio, quando i dati dei primi quattro anni dimostrano l’esistenza della cessione di metalli tossici alle acque che transitano in quel sito».

«Infine, per la diffusione del Cromo esavalente, qualora fosse confermata l’ipotesi fatta da Arpat (che la sua diffusione nell’ambiente dipenderebbe dal cemento usato nel realizzare dei pozzetti) – conclude Barocci -, sarebbe un pericolo da sollevare a livello nazionale».

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