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Sanità, Chelini contro la riforma di Rossi. «Facciamo un’area vasta con Siena a Val di Cornia»

GROSSETO – Sanità e riorganizzazione delle Asl in Toscana. Il governatore ha annunciato da tempo una riduzione delle aziende sanitarie che porterebbe a tre le Asl in regione. Una riforma che non piace per niente a Gianfranco Chelini, segretario provinciale del Centro democratico.

«Premesso che al centro di qualsiasi tentativo di riforma dovremmo trovare i cittadini e non i direttori generali, – spiega Chelini – ritengo la proposta Rossi sia vecchia per due ordini di motivi: Rossi con piglio Renziano vuole correre, ma non si è accorto che va nella direzione opposta a quella del cambiamento».

«Un cambiamento reale presuppone che si guardi alla programmazione economica regionale con gli occhi delle nuove opportunità offerte dallo smantellamento delle Province. Le Province rappresentavano un vincolo per una programmazione di livelli ottimali di efficienza, perché i loro confini erano stati dettati dalla storia».

«Di qui aree vaste che per semplificazione sommavano confini di piu’ Province lontane da una effettiva efficienza economica. Che c’entra la Val Tiberina con Capalbio o Montevarchi con Castell’Azzara? Tutto questo, sembra piu’ dettato da logiche di potere che stanno pesando sulle tasche dei cittadini che vedono crescere a dismisura i costi dei servizi e di conseguenza delle rispettive tariffe e tasse (Acque, rifiuti e anche gestione della salute). Non e’ una eccellenza avere la crescita delle tariffe piu’ alta d’Italia. Un serio e moderno tentativo di riforma dovrebbe avere un orizzonte che tiene conto delle modifiche dei livelli istituzionali, altrimenti si riforma guardando all’indietro».

«E’ un guardare all’indietro la spinta neocentralizzatrice regionale, anche sulla sanità, che vede Firenze raccogliere tutte le eccellenze sul proprio territorio finanziata dai cittadini delle altre Province toscane. Basti ricordare che il buco dell’università di Siena è stato coperto con la vendita dell’ Ospedale delle Scotte alla Asl di Siena con un costo di centocinquantamilioni di euro».

«In disparte la circostanza poco elegante di far pagare con le tasse dei cittadini due volte lo stesso immobile, ricordiamo che questi fondi sono stati tolti dal fondo sanitario regionale impoverendo così le altre Asl, cosa già successa per coprire il “grande buco” di Massa Carrara».

«Quello che stupisce è il silenzio del Partito Democratico, non mi stupisce l’assenza di un opposizione ormai inesistente, su una questione che rischia di impoverire ulteriormente la qualità dei servizi sanitari maremmani rischiando di ridurre l’ospedale di Grosseto ad un poliambulatorio».

«Questo in controtendenza a quanto di buono era avvenuto nel presidio ospedaliero maremmano, penso alla chirurgia robotica di primo livello, un dipartimento di oncologia in grado di garantire ai pazienti gli stessi livelli qualitativi di cura degni delle migliori pratiche, il nuovo pronto soccorso, il nuovo reparto di malattie infettive, il laboratorio di biologia molecolare e la radiologia interventistica. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno fatto sforzi e ora rischiano di vederli vanificati».

«Ritengo che i maremmani debbano tenere la schiena dritta e avere maggiore autostima verso cio’ che sanno fare anche alla luce del fatto che ad oggi siamo sempre stati noi a pagare i debiti degli altri e mai gli altri ad aiutare noi».

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