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Pronto Soccorso in tilt: «Mancata programmazione e tagli al personale»

GROSSETO – Pronto soccorso in tilt, con fino a 4 pazienti per stanza sistemati in letti di osservazione uno attaccato all’altro, dirottamento dei pazienti della medicina nel setting di chirurgia, utilizzo per lo stesso tipo di problemi di dieci dei 20 posti letto dell’Ospedale di comunità inaugurato appena tre settimane fa. È il quadro desolante di queste settimane di fuoco all’ospedale della Misericordia, dove i cittadini sono costretti a subire disagi e disservizi a causa della mancanza di programmazione, dei tagli al personale e della mortificazione della sanità territoriale che spinge le persone a rivolgersi al pronto soccorso, ultima istanza accessibile H24. Il problema, quindi, non è il picco dell’influenza.

La denuncia arriva dalla Funzione pubblica della Cgil, in prossimità delle iniziative che si svolgeranno domani 23 gennaio in tutta Italia, in difesa dei servizi sanitari con una specifica campagna informativa e una mobilitazione sul caos nei Pronto Soccorso (#ProntoSoccorsoKo). Una situazione pesante i cui numeri spiegano tutto: dal 2009 al 2013 sono stati persi 23.500 operatori sanitari, di cui 5mila medici. 32mila gli operatori sanitari con contratti precari su un totale di 670mila. 31 i miliardi di tagli tra il 2009 e il 2015, a cui si aggiungono i 4 previsti dall’ultima legge di stabilità. Posti letto ogni mille abitanti e spesa sanitaria complessiva al di sotto della media dei paesi industrializzati.

Dati nazionali che spiegano la crisi nei pronto soccorso anche nella nostra provincia. La riduzione dei fondi e del personale, così, ricade direttamente sui cittadini e sugli operatori, costretti a turni massacranti per mantenere i servizi. Anche a Grosseto, infatti, a fronte della minore capacità del sistema ospedaliero di rispondere ai sempre maggiori bisogni di cura, permane lo stato di grave insufficienza dei servizi sanitari territoriali.

«A questo punto, dopo gli interventi parziali e temporanei per coprire le emergenze, bisogna cambiare marcia e coinvolgere amministrazioni locali e rappresentanze sociali su strategie e interventi per porre fine a questa situazione non più sostenibile – precisano dal sindacato -. Solo una sanità territoriale adeguata (servizi ambulatoriali, medicina d’iniziativa, posti letto di cure intermedie) e un numero di posti letto ospedalieri definito sui reali bisogni dei cittadini – non su parametri basati solo sul contenimento dei costi – potranno offrire all’utenza quella rete alternativa di servizi di cui realmente necessità e ridurre gli accessi inappropriati al Pronto Soccorso».

Commenti

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  1. Scritto da Riccardo Bassi

    Belle considerazioni tratte da Slow Medicine :” in ogni malato vi è un corpo malato, ma vi è anche un soggetto, vale a dire vi è lui come uomo che totalizza la sua storia e la storia della sua vita e della sua famiglia . L’operazione riduttiva è proprio la separazione tra il soggetto e l’oggetto, perché l’oggetto, il corpo, parla a nome di se’ , mentre il soggetto parla a nome di tanti , parla a nome di una situazione , di un quartiere , di una classe sociale, di un lavoro…Se posso dare anch’io una risposta al “che fare” che è poi la domanda si sempre, direi che ciò che è assente è la partecipazione, l’autogestione dei cittadini . Sono i cittadini che devono riconquistare un posto decisionale anche nell’ambito della sanità . Il cittadino , quindi anche noi, deve riprenderla in mano , perché la sanità in definitiva è sua è nostra !