Il teatro per i più piccoli: a Grosseto torna Sipario incantato

GROSSETO – Un nuovo “Sipario incantato” sta per alzarsi davanti al giovane pubblico grossetano. La rassegna teatrale dedicata ai bambini e ai ragazzi, dai piccoli delle scuole dell’infanzia fino agli studenti delle medie, tornerà a intrattenere le scolaresche con un nuovo cartellone, promosso e curato dal Comune di Grosseto e da Fondazione Toscana spettacolo.

Le rappresentazioni andranno in scena la mattina al teatro degli Industri; il primo spettacolo è in programma martedì 20 gennaio. Sul palco di via Mazzini saliranno gli attori dei “Musicanti di Brema ovvero Mein Lieben Bremen”.

“Il teatro a Grosseto è diventato una straordinaria fonte di attrazione e di aggregazione non solo per l’appassionato pubblico di fedelissimi, ma anche per chi si avvicina per la prima volta alle platee cittadine, rimanendone in molti casi piacevolmente colpito – dice l’assessore alla Cultura del Comune di Grosseto, Giovanna Stellini -. E se gli spettacoli serali con la stagione della prosa già rappresentano un fiore all’occhiello per la città, i cartelloni dedicati ai ragazzi sono ancora più ricchi di significato. Al ruolo formativo e ricreativo del teatro, si aggiunge, infatti, anche quello di avvicinare i più piccoli al mondo della cultura, da tanti punti di vista. Insegnare loro che si possono conoscere cose nuove, divertendosi e provando gusto a scoprire l’arte espressa in diverse forme. Oggi con grande soddisfazione presentiamo il nuovo, atteso, appuntamento con Sipario incantato. Uno dei tanti momenti di spettacolo e teatro pensato proprio per i più piccoli e inserito in un percorso che, per tutto l’anno, offre spazi e occasioni di svago nella cultura ai nostri giovani; da spettatori e da protagonisti sui palcoscenici dei teatri cittadini”.

IL CARTELLONE

martedì 20 gennaio 2015

Musicanti di bremaovvero Mein Lieben Bremen

testo e regia Riccardo Rombi, con Riccardo Rombi e i Camillocromo, produzione Catalyst, tecnica utilizzata: teatro d’attore, teatro musical. Liberamente ispirato alla celebre fiaba scritta dai Fratelli Grimm, I Musicanti di Brema è uno spettacolo fatto di musica, energia e divertimento intelligente. Nella rilettura scenica scritta e diretta da Riccardo Rombi, sei scatenatissimi e irriverenti musicisti-animali irrompono nel Teatro dell’Opera di Brema dove un compassato direttore d’orchestra si prepara a eseguire la “famosa” opera “Mein Lieben Bremen” e nella vana attesa dei veri musicisti accetta di dirigere i sei animaleschi musicanti. Si tratta però di un’impresa impossibile: l’improbabile disciplina austro ungarica si scontra con la multietnica follia musicale dei protagonisti ma alla fine la musica diventa un linguaggio universale, strumento d’intercultura che scavalca i confini e le differenze tra i popoli in una sinfonia finale che abbraccia terre e culture diverse. Gli animali provenienti dalla strada, con un approccio alla musica di tipo istintivo e popolare, nell’esecuzione della sinfonia faranno emergere la loro provenienza stravolgendo i brani classici con i colori dei loro paesi di origine: un gallo francese, un cane balcanico, tre gatti sud americani e un asino romagnolo daranno vita ad una nuova sinfonia, basata non su uno spartito, ma sull’incontro delle diverse culture, cui fa da sfondo l’opera dei Fratelli Grimm.

– età consigliata: 6-12 anni

venerdì 13 febbraio 2015

“Un topo…due topi…tre topi…un treno per Hamelin”

di Claudio Casadio, Giampiero Pizzol e Marina Allegri, con Maurizio Casali, Mariolina Coppola e James Foschi, regia di Claudio Casadio, tecnica utilizzata teatro d’attore, musica e canto dal vivo “Un topo… due topi… tre topi, son troppi, son tanti… Arrivano a branchi. Si son dati convegno nel regno di Hamelin…”. La tranquilla città di Hamelin è governata da gente avida e corrotta, pronta a sacrificare la città per arricchirsi. I topi son dappertutto: nei letti e sui soffitti, nei cassetti e sui piatti; il cuoco li trova in cima alla torta, le lavandaie in mezzo al bucato. La città cade in rovina… la peste dilaga…. La figlia del Re, ignara di tutto, supplica il padre di trovare una soluzione. Solo il suono del flauto fatato può riportare la speranza su Hamelin. Ma il magico Pifferaio, per catturare l’enorme Capo dei topi, ha bisogno dell’aiuto dei bambini. Sette di loro, come le sette note del suo flauto, potranno finalmente liberare la città per sempre. E, alla fine, nella gabbia da circo, resterà l’esemplare più raro di tutta la razza topesca che i tre attori girovaghi condurranno sulle piazze, narrando ogni volta, al suono della fisarmonica, l’antica e affascinante leggenda del Pifferaio di Hamelin. Non solo una fiaba, dunque, ma un gioco di rime, di musica e di teatro che coinvolge gli spettatori come avveniva un tempo su tutte le piazze dove la realtà si mescolava alla fantasia. Uno spettacolo magico e divertente che conduce il pubblico dei bambini ad una riflessione profonda sull’importanza dell’onestà di chi governa un paese. Gli attori, accompagnati in scena da musiche eseguite dal vivo, danno vita ad innumerevoli personaggi in una scenografia che, come una scatola magica, si trasforma, dando vita a suggestive ambientazioni e continue sorprese.

– età consigliata: 4 – 10 anni

venerdì 27 febbraio 2015

“Il cielo degli orsi”

dall’opera di Dolf Verroen & Wolf Erlbruch, con Deniz Azhar Azari, Andrea Coppone, regia e scene Fabrizio Montecchi, sagome Nicoletta Garioni e Federica Ferrari (tratte dai disegni di Wolf Erlbruch), coreografie Valerio Longo, produzione Teatro Gioco Vita, tecnica utilizzata teatro d’ombre e d’attore. Il cielo degli orsi si compone di due storie. La prima ci racconta di un orso che, svegliatosi da un lungo letargo e soddisfatta la fame, si mette a pensare a come sarebbe bello essere un papà. Così, con tutto il coraggio di cui è capace, si mette a gridare in direzione del bosco: “Qualcuno sa dirmi come si fa ad avere un cucciolo?”. Dopo un lungo cercare sembra che la soluzione stia in cielo… La seconda ci racconta invece di un orsetto, che è molto triste per la morte del nonno. Quando la mamma gli spiega che il nonno era molto stanco ed ora è felice nel cielo degli orsi, dice: “Ci voglio andare anch’io”. E parte per il mondo alla sua ricerca… Per entrambi i protagonisti l’infinità del cielo sembra essere l’unico luogo in cui le loro domande possono essere soddisfatte. Ma si accorgono, alla fine del loro cercare, che è sulla terra, vicino a loro, che si trova la risposta. Infatti l’orso della prima storia la trova in una bella orsa che gli compare al fianco e che indovina in un attimo i suoi pensieri: insieme si pensa sempre meglio che da soli e così, all’approssimarsi della primavera, una soluzione la troveranno. Piccolo Orso invece la risposta la trova nelle rassicuranti certezze rappresentate dagli affetti familiari: nei genitori che si prendono cura di lui affinché superi il suo dolore e si convinca che la vita è, davvero, il suo più bel cielo.

– età consigliata: 3 -7 anni

mercoledì 4 marzo 2015

“La divina odissea degli sposi”

scritto e diretto da Riccardo Ricciardi, con Massimiliano Vitolo, Alessandra Evangelisti, Giulio Maroncelli, Eva Sabelli, Fabio Cristiani, Federica Chiusole, produzione Il giardino delle Parole, tecnica utilizzata teatro d’attore. Se, in una surreale locanda, si incontrassero tre delle coppie più celebri della letteratura occidentale: Renzo e Lucia, Dante e Beatrice, Ulisse e Penelope, cosa nascerebbe? Dante è l’autore dell’opera universale, un uomo di una genialità unica. Ma Beatrice? Qualcuno l’ha mai considerata come donna in carne e ossa e non solo come eterea luce? Ulisse è il simbolo dell’ingegno umano. Ma è anche colui che cede alle lusinghe delle ninfe mentre la povera Penelope gli rimane fedele per venti lunghi anni! La povera sposa avrà avuto dei legittimi scatti di nervosismo e di impazienza? Infine la coppia più travagliata della letteratura italiana: Renzo e Lucia. Manzoni ha raccontato tutto sui loro caratteri, pregi e difetti, narrando le vicende del loro periodo prematrimoniale; ma com’è stata dopo la loro vita coniugale?

– età consigliata: dai 12 anni

mercoledì 11 marzo 2015

“Alice”

testo Francesco Niccolini, regia Salvatore Tramacere, con la collaborazione artistica di Fabrizio Pugliese ed Enzo Toma, con Alessandra Crocco, Giovanni De Monte, Carlo Durante, Silvia Ricciardelli, produzione Koreja, Teatro Stabile di Innovazione, tecnica utilizzata teatro d’attore

«Certe bambine hanno una sgradevolissima tendenza a diventare grandi: spero che tu non farai niente di simile prima del nostro prossimo incontro.» Charles Lutwige Dodgson, alias Lewis Carroll.

Alice mi inquieta e mi diverte da morire. Quando Carroll pubblicò “Alice nel paese delle meraviglie” un quotidiano inglese scrisse che quel romanzo «possiede questo vantaggio, che non ha morale, e che non insegna niente». Masolino D’Amico va oltre: «un libro di travolgente anarchia, un libro dove l’autorità è mostrata come dispotica, capricciosa e intollerante, dove le istituzioni sono incomprensibili e ingiuste, dove la divinità non è nominata neppure; un libro in cui gli insegnamenti tradizionalmente porti ai fanciulli sono costantemente messi in ridicolo, dove le poesie edificanti, faticosamente mandate a memoria a scuola, sono ridotte a non senso». Come se tutto ciò non bastasse, il suo autore, Lewis Carroll, non esiste: è un nome di fantasia che copre l’identità del reverendo Charles Lutwidge Dodgson, matematico discreto e balbuziente, nonché fotografo eccezionale, ossessionato dall’inarrestabilità dell’infanzia. Nel senso che non puoi smettere di crescere e diventare grande: «Che cos’è Alice – scrive Aldo Busi, autore di una meravigliosa traduzione in italiano di Alice – se non un libro per adulti stufi di crescere per niente? Questo è il libro che ci riconcilia con la disgrazia più irrimediabile della vita: non essere mai adulti e poi, improvvisamente, non essere più bambini». In scena un coniglio bianco, un uovo saggio più di un dizionario, un gatto, una regina, un cappellaio, delle margherite e due cavalieri. È un piccolo esercito di folli squilibrati per affrontare il grande enigma: come mettere in scena questo capolavoro? Come porgerlo, centocinquanta anni dopo, a un nuovo pubblico? Quale mondo alla rovescia può contaminare i nostri bambini e i bambini che dormono in noi che, porca miseria, stiamo diventando adulti? Non ha senso ‘tradurre’ alla lettera il testo di Carroll: nuovi nonsense, nuove vene di follia e di divertimento, nuovi personaggi e meraviglie riempiono questa Alice, per poi applicare le regole del teatro, quello vero, quello sporco e povero delle compagnie che per sopravvivere devono lavorare sodo e sputare sangue. Evviva. Mi sento a casa.

– età consigliata: 6-12 anni

venerdì 17 aprile 2015

Pierino e il lupo o il sogno di un direttore d’orchestra

ispirato alla favola musicale di Sergej Prokofiev, con Stefano Braschi e Angela Torriani Evangelisti, movimenti coreografici Angela Torriani ispirato alla favola musicale di Sergej Prokofiev, con Stefano Braschi e Angela Torriani Evangelisti,Evangelisti, regia di Lotte Lohrengel e Giuditta Mingucci, produzione Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione, Versiliadanza

C’è una bellissima vecchia storia da raccontare, una storia che parla della magia della musica e dell’immaginazione. Quando si racconta una storia, cala sempre la notte – dicono – e i sogni cominciano, paure e speranze si uniscono. Questa storia è il sogno di un direttore d’orchestra; se chiudete gli occhi, potete sentire gli strumenti che suonano. Pierino è un bambino intrepido, l’uccellino è il suo amico, poi c’è un gatto dalle zampe di velluto e un’anatra che non pensa a quel che fa. Il nonno dice sempre di no, non aprire il cancello, che, come un colle che nasconde l’orizzonte, segna il limite coi campi e fa sentire più forte il profumo della libertà là fuori. La foresta, tutt’attorno, ha i suoi segreti: un lupo, grosso e famelico, e i cacciatori coi fucili sulle sue tracce. Sarebbe una storia splendida da raccontare, ma il direttore sarà abbastanza coraggioso? E la musica che fine ha fatto? Teatro, danza e uno spirito un po’ cartoon si uniscono per portare in scena la celebre favola musicale, sogno di ogni direttore d’orchestra… Musiche, danze e costumi suggestivi accompagnano Véronique Nah in questo viaggio intimo: un’opportunità per lo spettatore di attraversare con l’immaginazione lontani paesi ma anche, come in un gioco di specchi, di interrogarsi sulla propria identità.

– età consigliata: 5 – 10 anni

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