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Omicidio di Francesca: respinte le eccezioni della difesa. Pm «Bilella molestò anche una ragazzina»

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GROSSETO – È ripartito stamani a Grosseto il processo ad Antonino Bilella, il 70enne accusato di aver ucciso Francesca Benetti, l’insegnante di Cologno Monzese scomparsa il 4 novembre del 2013 da villa Adua a Potassa di Gavorrano. L’udienza è stata dedicata alle eccezioni preliminari dopo che la corte d’assise, il 17 dicembre scorso, aveva rilevato irregolarità nella procedura di estrazione dei giudici popolari. L’estrazione è stata fatta nuovamente il 22 dicembre, con integrazione di uno dei giudici, ma l’avvocato Bruno Leporatti, difensore di Bilella, ha avanzato una nuova eccezione contestando le modalità di estrazione. Il difensore ha infatti rilevato che l’estrazione avrebbe dovuto essere fatta entro il 15 settembre e quindi sarebbe stata fatta in ritardo. Due poi i giudici popolari (un effettivo e una supplente) che dovrebbero astenersi, sempre secondo la difesa di Bilella. L’accusa, con i pm Salvatore Ferraro e Marco Nassi, ritiene invece valida “la composizione della giuria popolare e non ci sono motivi che turbino la serenità di giudizio”. Il presidente Giovanni Puliatti ha spiegato che l’eccezione sollevata dalla difesa sulla nullità della composizione dell’attuale Corte “non è fondata perché non si pone la questione della formazione del giudice naturale”.

“Deve essere dichiarato nullo il decreto di rinvio a giudizio perché è giusto che un imputato abbia solo due avvocati ma non è giusto che di fronte al giudice per l’udienza preliminare sia stato ritenuto uno del pubblico l’avvocato Francesca Carnicelli, terzo difensore, che fu estromesso” dall’udienza preliminare, che si tiene a porte chiuse. Lo ha detto l’avvocato Bruno Leporatti presentando la terza eccezione della giornata durante il processo ad Antonino Bilella, l’uomo accusato dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere dell’insegnante Francesca Benetti, scomparsa dalla sua tenuta di Gavorrano e il cui corpo non è stato ritrovato. Il legale si riferisce al fatto che all’udienza preliminare del 18 ottobre scorso, l’avvocato Carnicelli, sostituita da un altro difensore, Riccardo Lottini, fu allontanata dalla stanza di udienza dal gup di Grosseto perché secondo il giudice avrebbero potuto assistere Bilella solo due legali (l’altro è lo stesso Leporatti), e non tre. “Il terzo difensore – spiega Leporatti – pur non interloquendo con il giudice, avrebbe ben potuto collaborare con i difensori di udienza al pari di un consulente tecnico o di un interprete”, invece ciò non avvenne e oggi, al processo, Leporatti, sulla scorta di questi fatti, ha chiesto la nullità del decreto di rinvio a giudizio.

Dopo aver respinto tutte le eccezioni sollevate dall’avvocato Bruno Leporatti, che assiste Antonino Bilella, il contadino agrigentino accusato di aver ucciso e distrutto il corpo di Francesca Benetti, il collegio giudicante, con il presidente Giovanni Puliatti, ha dato il via alle formalità che riguardano l’inizio del dibattimento. E’ stato il pm Marco Nassi a raccontare sommariamente i fatti. “La scomparsa della Benetti – ha esordito il magistrato – è dovuta a un fatto di sangue. I rapporti erano nati per lavoro ma nel giro di qualche mese si trasformarono e poi degenerarono”. Secondo il pm, “Bilella cominciò a maturare un interesse fisico nei confronti della donna, con proposte amorose, offerte di fiori, regali fino agli approcci fisici. La molestò in più occasioni. Di fronte al rifiuto scontato della donna sono cominciati i pedinamenti e le continue telefonate. Da qui il risentimento maturato dall’uomo e di contro la decisione della Benetti di mandarlo via, perché non curava bene la tenuta”. L’accusa ha anche spiegato come sarebbe avvenuto l’omicidio dell’insegnante di Cologno Monzese a Villa Adua: “Sono state trovate numerose e piccole macchie di sangue, non visibili se non a un occhio esperto, dato l’evidente tentativo di lavaggio. Sangue che apparteneva alla Benetti. Mentre due macchie del sangue della donna sono state rilevate nell’auto dell’imputato. Peraltro – ha concluso il magistrato – dimostreremo come Bilella non fosse nuovo a simili comportamenti. In Piemonte, molti anni fa, importunò una ragazzina di 13 anni seguendola, pedinandola e molestandola quando la incontrava per le scale. E falsificò la firma del suo proprietario di casa, trovato morto nel 1978, in un documento per la cessione di un appartamento”. “Si tratta di un processo indiziario – ha risposto l’avvocato Bruno Leporatti -, e come le deposizioni e le argomentazioni dei testimoni che sono state sentite in fase di indagine abbiano subito un incremento di particolari man mano che il quadro probatorio si indirizzava verso Bilella. Peraltro esistevano altre persone che avevano rapporti non amichevoli con la Benetti. E i fatti di Torino vengono ricordati soltanto per suggestionare. Peraltro i dati scientifici sono frutto di contaminazione e di cattiva interpretazione”.

Durante una pausa del processo, l’agricoltore Antonino Bilella accusato di aver ucciso e distrutto il cadavere di Francesca Benetti, scomparsa da Potassa di Gavorrano dal 4 novembre del 2013, ha chiesto di vedere il figlio Luigi, presente in aula. I due hanno parlato per circa dieci minuti. Presenti in aula anche il legale del fratello di Francesca, Agron Xhanaj, e quello dei figli, Alessandro Risaliti. L’udienza è stata aggiornata al 15 gennaio.

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