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Ex scalo ferroviario: proroga per la sede del Fiora. «Ma quanto dovrà pagare in più non si sa»

di Daniele Reali —

GROSSETO – Ancora deve essere costruita, ma la nuova sede di Acquedotto del Fiora fa già parlare di sé.

A portare sul tavolo della discussione politica la realizzazione del nuovo centro direzionale dell’acquedotto, che dovrebbe sorgere nell’area dell’ex scalo ferroviario, sono i consiglieri comunali del centrodestra.

Proprio loro, (da Luigi Colomba del Buongoverno a Giacomo Cerboni di Ncd, da Luca Agresti di Forza Italia a Mario Lolini della Lista Lolini a Fabrizio Rossi di fratelli d’Italia), hanno depositato una interrogazione per chiedere chiarimenti sulla vicenda della variante urbanistica, approvata lo scorso 26 ottobre, con la quale si stabilisce l’estensione della superficie rispetto al bando originario del comune assegnato poi al Fiora.

Un passo indietro – Tutto ha avuto inizio alla fine del 2013 quando il comune decise di vendere un lotto da 1300 metri quadrati (con la possibilità di costruire per una superficie di 2200 metri quadrati) nell’area dello scalo ferroviario, a fianco dello stabile principale della stazione.

Una proposta che interessò fin da subito Acquedotto del Fiora con alcune condizioni. «Tra queste – spiegano i consiglieri comunale Cerboni e Colomba – per presentare la domanda il Fiora chiese l’estensione dei 2200 metri di “superficie utile lorda” almeno fino a 3000. Una condizione che fu garantita nell’accordo definitivo tra comune e acquedotto: in quel caso la giunta si impegnava a portare a compimento la variante entro il 31 dicembre del 2014». Fatte salve le condizioni il Fiora ai aggiudicò per 1,2 milioni di euro il lotto. Di questi 800 mila euro sono stati già versati nelle casse comunali mentre i restanti 400 mila sarebbero dovuti essere saldati a variante approvata.

Le scadenze – «Ma l’impegno preso in sede di contratto ad oggi risulta non rispettato», spiegano i due consiglieri. Dall’11 novembre decorrono i 60 giorni per la presentazione delle osservazioni e quindi la variante potrà essere definitivamente adottata soltanto dopo l’11 gennaio. «Questo significa che il comune intanto – dicono – non ha rispettato i termini del contratto». Ma c’è di più.

Come hanno spiegato Cerboni e Colomba infatti lo scorso 9 dicembre con una delibera di giunta il comune di Grosseto ha chiesto all’acquedotto una proroga di un anno». Nella delibera infatti si fissa il termine del 31 dicembre 2015 per completare tutta la procedura. E in attesa della risposta che dovrà arrivare dal Fiora, i consiglieri di centrodestra, tra le varie domande che pongono all’amministrazione, si chiedono come mai né in sede di consiglio (il 26 ottobre scorso) né in sede di giunta (con l’ultima delibera di pochi giorni fa) non si fa alcun riferimento a quanto la società dovrà versare in più al comune per l’estensione dei metri quadrati di superficie. In altre parole nel primo accordo, quello del 2013, si stabiliva che l’estensione della superficie utili lorda sarebbe stata “valorizzata”. «Da allora – aggiungono Colomba e Cerboni – però né il consiglio e né in nessun atto è stato quantificato quanto Fiora dovrà investire in più rispetto all’offerta originaria di 1,2 milioni».

Le domande a Acquedotto del Fiora – Nei prossimi giorni i consiglieri del centrodestra scriveranno una lettera aperta ad acquedotto del Fiora. Già oggi però in conferenza stampa Cerboni e Colomba oltre a chiedere chiarimenti al comune hanno voluto rivolgere alcune domande anche ai vertici della società. In particolare dice Cerboni «nell’ottica dei servizi che svolge l’acquedotto e anche in considerazione della partecipazione pubblica e del regime di monpolio in cui opera come previsto dalla legge, se Fiora nonavesse altre soluzioni di investimento magari in aree decentrate e di periferia, meno onerose: in questo caso solo di terreno potrebbe spendere più di 2 milioni di euro».

«Sarebbe stato meglio – hanno concluso i due consiglieri – spendere meno soldi per la sede e investire di più sulla rete idrica».

 

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