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Alluvione, il giudice riapre le indagini sulle morti del 2012. Ci sono due indagati

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di Sabino Zuppa

ORBETELLO – Riaperte le indagini sulle tragiche morti causate dall’alluvione del novembre 2012 ad Albinia. Il giudice per le indagini preliminari, Marco Bilisari, ha accolto l’opposizione all’archiviazione da parte dei legali delle vittime ed ha anche iscritto due nomi nel registro degli indagati, due soggetti ai quali sono già stati inviati i rispettivi avvisi di garanzia. E non si esclude che, in un secondo momento, anche altri nomi illustri potrebbero essere interessati dal Pm viste le argomentazioni che il Gip ha messo in campo questa volta sull’analisi dei fatti di due anni fa i quali, secondo alcuni dei legali, potrebbero portare all’individuazione di altre persone interessate nella vicenda.

La questione giudiziaria che, di fatto, si suddivide in due filoni paralleli riguardava le morti dei tre tecnici dell’Enel a causa della rottura del ponte della Marsiliana dove la loro auto finì nell’Albegna ed il decesso di Lina Balocchi, la donna di Albinia morta poco tempo dopo essere stata colta di sorpresa dall’ondata di piena nella zona di Polverosa, mentre si stava recando a lavoro. Per il primo caso, infatti , il Gip ha richiesto un supplemento di indagine per verificare come era stato costruito il ponte e se ci erano stati avvisi di pericolo riguardo quella circostanza, mentre per quanto riguarda la morte della Balocchi il magistrato ha posto precisi quesiti riguardo anche alle modalità con cui si era svolta la gestione dell’emergenza.

Ha chiesto, tra l’altro, se c’erano state segnalazioni di pericolo riguardo a quella mattina, ha disposto poi un confronto degli eventi alluvionali del 2010 e del 2102, in modo da verificare eventuali elementi che potessero forse portate a delle previsioni degli eventi ed ha anche puntato l’attenzione sulla eventuale possibilità che ci potessero essere le condizioni per intervenire in maniera differente in funzione dell’ondata di piena straordinaria. «E’ stato riaperto un caso che sembrava ormai chiuso – ha detto Matteo Mittica, uno dei legali della famiglia di Lina Balocchi – e siamo soddisfatti perché il giudice ha individuato proprio gli elementi su cui noi avevamo richiamato al sua attenzione».

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