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Legge di Stabilità: taglio da 150 milioni di euro. «Metterà ko i patronati»

GROSSETO – «La sforbiciata da 150 milioni di euro prevista nella Legge di Stabilità, rischia di mettere letteralmente “kO” i patronati, soggetti indispensabili per l’accesso gratuito ai diritti in tema di pensioni, invalidità, assistenza». Lo affermano Renzo Alessandri, direttore CNA, Mauro Ciani, segretario Confartigianato e Gloria Faragli direttore di Confesercenti. «Transitano per i patronati – spiegano i direttori delle tre associazioni –  il 96% delle domande di assegno sociale, il 77% delle domande di indennità di accompagnamento, il 93% delle domande di pensione di anzianità o anticipata, il 96% delle domande di pensione ai superstiti, il 89% delle domande di pensione di inabilità, il 91% delle domande di pensione di vecchiaia, il 94% delle domande di pensioni supplementari, il 64% delle domande di ricostituzione pensione per contributi pregressi, il 94% delle domande di ricostituzione pensione per supplemento e il 32% delle domande di rinnovo assegno di invalidità».

«Non vi possono essere dubbi sul grandissimo valore che questo sistema capillare, con i suoi uffici  diffusi sul territorio, garantisce ai cittadini. Si tratta di domande di pensione di vecchiaia, di anzianità, anticipata o supplementare; o di assegno di invalidità, sociale e accompagnamento. E’  il riconoscimento concreto dei diritti da parte dello Stato ai cittadini. Numeri che rischiano di essere azzerati da una spending review cieca e sicuramente poco selettiva».

«Nessuno vuole sfuggire al cambiamento o di evitare una riorganizzazione interna che garantisca risparmi e aumenti l’efficienza – aggiungono Alessandri, Ciani e Faragli – operazione, che con i tagli degli anni scorsi, abbiamo già in larga misura realizzato. Ma di continuare a garantire servizi gratuiti ai cittadini che altrimenti dovranno mettersi le mani in tasca e pagare. I numeri dei Patronati italiani  – continuano – dimostrano che il riconoscimento dei diritti ai cittadini passa per questi uffici. Un fatto, questo, voluto dallo stesso Stato che negli ultimi anni, grazie alla digitalizzazione, ha fatto proprio dei Patronati il suo braccio operativo. L’Inps, non a caso, ci riconosce da tempo questo ruolo. Chi farà tutte queste pratiche al posto nostro? Se tornassero in carico alla pubblica amministrazione servirebbero migliaia di uffici e centinaia di milioni di eurO. Siamo consapevoli della difficile situazione del Paese e quindi non vogliamo sottrarci al dovere di contribuire, in termini di sacrifici, all’azione di risanamento e all’ammodernamento dell’Italia ma nell’ambito di un’azione sostenibile».

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