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Ibriwolf: contro gli ibridi lupo-cane «contrastare la cattiva gestione dei cani e il bracconaggio»

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GROSSETO – Come riconoscere gli ibridi lupo-cane? Come valutare se la popolazione di lupo appenninico esistente è ormai completamente contaminata dalla presenza degli ibridi oppure se si è ad uno stadio iniziale, in cui si può eventualmente intervenire? E poi: si deve / può intervenire? In che modo? Quali sono le caratteristiche ecologiche degli ibridi e quali conseguenze hanno sull’ambiente naturale e sociale? Questi sono alcuni degli argomenti trattati nella conferenza internazionale sulle specie di mammiferi ibridi, che si è tenuta a Grosseto dal 2 al 4 Novembre 2014, nell’ambito del Progetto Life Ibriwolf, rivolto agli amministratori pubblici, alle organizzazioni del settore agricolo, ai tecnici (agronomi, biologi, naturalisti, genetisti e veterinari), alle associazioni ambientaliste ed animaliste e alla comunità scientifica impegnata nelle ricerche in questo campo.

Molti esempi, portati dai numerosi relatori provenienti da tutto il mondo, lasciano intendere che la problematica è complessa e che le risposte gestionali non dipendono esclusivamente dalle conoscenze scientifiche, ma anche da delicati aspetti etici e sociali che non si possono ignorare. L’esempio di Grosseto, con il progetto LIFE Ibriwolf finanziato dall’Unione Europea, a carattere pionieristico in Italia, si inquadra perfettamente nel contesto di incertezza e complessità gestionale del fenomeno.

L’ibridazione tra specie diverse o tra individui appartenenti a sottospecie della stessa specie avviene in natura da tempi immemori. Quando è causata dall’intervento dell’uomo, l’ibridazione può dar luogo ad individui che possono avere un impatto negativo sui relativi selvatici,ma anche sulle attività umane che si svolgono in ambienti antropizzati. E’ il caso dell’ibridazione tra lupo e cane. Questo tipo di ibridazione, come tanti altri tra animali selvatici e i loro relativi domestici, potrebbe portare a conseguenze ancora difficili da valutare, ma che includono la perdita da parte del lupo appenninico di adattamenti locali sviluppati con l’evoluzione naturale e l’introduzione di varianti genetiche accumulate dal cane tramite selezione artificiale che favorirebbero l’insorgere di modifiche morfologiche, comportamentali ed ecologiche a carico del lupo.

Le prospettive gestionali degli ibridi includono attività di prevenzione e di mitigazione (controllo), quest’ultima con una serie di metodi che vanno dalla cattura e captivazione, alla sterilizzazione; la soluzione dipende comunque dal contesto e qualsiasi essa sia non può prescindere da (1) un definitivo e permanente controllo del randagismo canino nei territori rurali, e (2) da interventi di prevenzione mirati in particolare contro il bracconaggio ai danni del lupo, che provoca alterazioni nei rapporti numerici e sociali all’interno dei branchi di lupi, e contro la disponibilità e il facile accesso a cibo di origine antropica che facilita la persistenza di nuclei di animali composti da pochi individui fino a individui solitari.

La Provincia di Grosseto, in qualità di capofila, ha portato avanti per tre anni il progetto LIFE Ibriwolf, concentrandosi sulla problematica inerente la gestione degli ibridi tra lupi e cani insieme ai partner del progetto: il dipartimento di Biologia e Biotecnologie della Sapienza Università di Roma, il Parco Regionale della Maremma, L’Unione dei Comuni Montani dell’Amiata Grossetano e il WWF Italia.

 

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