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Impianto a biogas di Cinigiano, il giudice «Nessuna nuova prova» e dispone il dissequestro definitivo

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di Barbara Farnetani

CINIGIANO – È stato revocato anche il secondo sequestro dell’impianto a biogas di Cinigiano. La decisione è stata presa dal giudice, Giovanni Puliatti, dopo il ricorso fatto dall’avvocato Alessandro Antichi che rappresenta i titolari dell’impianto. «Nei 21 giorni dalla pronuncia del riesame – afferma il tribunale del riesame – non risulta pervenuta alcuna mutazione» rispetto alla situazione di fatto o alle indagini già presentate. Insomma, non sono stati evidenziati «elementi nuovi o precedentemente non considerati» rispetto a quando il giudice si è pronunciato la prima volta per il dissequestro. «Gli argomenti espressi negli atti del pubblico ministero – prosegue il giudice – consistono nella riformulazione di opinioni non nuove nonché insufficientemente fondate».

Nella prima pronuncia il giudice aveva accolto i rilievi dell’avvocato secondo cui «La normativa, transitoria, sulle rinnovabili – aveva spiegato nel caso del primo dissequestro Antichi – prevedeva due step successivi: un procedimento di ammissione ai contributi, e, successivamente (sino a 18 mesi dopo) l’entrata in esercizio dell’impianto. Questo perché le due cose non combaciano».

Gli impianti a biogas infatti richiedono mesi per iniziare a produrre energia. Il funzionamento è questo: si immette dentro erba (biomassa) che, tramite un processo chimico, fermenta, e dopo settimane, ma anche mesi, comincia a produrre gas sino alla stabilizzazione del sistema e del ciclo produttivo. Dunque al primo step si fa la prova se l’impianto funziona e questo lo certifica l’Enel, ma i contributi arrivano solo quando l’impianto è a regime, ossia al secondo step. Per cui non c’era stata truffa e l’impianto dovrebbe essere restituito al più presto ai proprietari.

 

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