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Centrale a biomasse a Roccastrada: sono in molti a dire no

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ROCCASTRADA – C’è tempo sino al 28 novembre per presentare le osservazioni contro la centrale a biomasse di Roccastrada. Anchje per questo il comitato Val di Farma ha voluto organizzare un incontro a Roccastrada, presso il teatro dei concordi, perché tutti i cittadini sapessero di cosa si sta parlando. Tra i relatori, Fedrico Valerio chimico ambientale, membro della Società Italiana Chimici e di Medici per l’Ambiente, che ha ricordato come esistano «valide alternative per la produzione di energia e calore», mettendo in evidenza alcune incongruenze rinvenute nel progetto dell’impianto, laddove si rinvengono caratteristiche proprie di veri “inceneritori di rifiuti” e ha evidenziato quali effetti l’impianto potrebbe avere sull’ambiente e sulla qualità dell’aria.

Federico Balestreri, membro dell’ISDE di Cremona, esperto nel campo delle problematiche Ambientali-Sanitarie dello smaltimento dei rifiuti, e nelle problematiche Ambientali-Sanitarie legate ad ambienti particolarmente inquinati ha esposto invece dati che dimostrano come le emissioni derivanti da questi impianti, altamente cancerogene, hanno influenze negative sulla salute delle persone. Infine l’avvocato Michele Greco, esperto in materia di diritto amministrativo (con particolare riferimento al diritto dell’ambiente e dell’energia) che si sta occupando della parte giuridica relativa alle osservazioni da presentare entro il 28 di Novembre prossimo, e della parte relativa all’approvvigionamento del materiale da utilizzare per alimentare l’impianto.

«Anche il sindaco Francesco Limatola – racconta Loretta Pizzetti del comitato Val di Farma -, presente con alcuni consiglieri e assessori, è intervenuto dopo le relazioni degli esperti, esprimendo apprezzamento per il loro lavoro e affermando che, se le cose stanno così, è difficile dire che “la centrale si fa”, come a dire che il “no”, verrebbe spontaneo. Una affermazione del genere non può fare che piacere ma ci chiediamo allora perché il parere all’adozione della variante sia stato favorevole. La domanda sorge spontanea: se così stanno le cose, non potevano i nostri amministratori “informarsi” prima? Il comitato andrà avanti nella propria lotta, continuando la raccolta di firme (già più di 1000), organizzando manifestazioni ed eventi e consegnando le osservazioni entro il termine indicato, ricordando che chiunque, anche singoli cittadini possono produrre osservazioni personali che dovranno essere prese in considerazione».

Sull’argomento è intervenuta anche la lista “Un comune di tutti” che chiede di «incentivare la promozione per la produzione di energia da fonti rinnovabili nel rispetto dei caratteri del territorio. Stiamo vivendo una “crisi di sistema” che, basato quasi esclusivamente sulla logica profitto-consumismo, ha prodotto sì un grande progresso in alcune parti del mondo, ma non ha responsabilmente calcolato costi e benefici, producendo guasti incalcolabili, e forse in parte irreversibili, a questo pianeta – affermano Canzio Papini e Alberto Tuliani -. Ci siamo approcciati alla variante al piano strutturale ed al regolamento urbanistico con queste convinzioni, sommate all’importanza che le cave rivestono e rivestiranno, ci dicono, ancora per circa 100 anni, per il reddito di più di 100 famiglie».

«Ci siamo riservati di esprimere il nostro parere sulla costruzione della centrale a biomasse dopo aver preso visione di documentazioni scientifiche elaborate da fonti diverse da quelle presentate dalle ditte interessate ed abbiamo sostenuto con determinazione che, nel caso di costruzione della stessa, riteniamo indispensabili severi e puntuali controlli sui materiali di alimentazione e sulle emissioni tramite centraline di controllo totale della qualità dell’aria su tutto il territorio comunale – prosegue “Un comune di tuttio” -. Oggi siamo convinti che: sarebbe stato logico e necessario dividere la variante in due documenti separati perché, anche trattando la stessa materia, siamo di fronte a diverse problematiche. Che l’individuazione delle zone D non serve, in quanto il bacino del gesso è già di per sé zona industriale, poiché si escava e si trasforma il prodotto. Che la centrale è molto sovradimensionata rispetto ai bisogni degli stabilimenti. Che sono in essere valutazioni nella quasi totalità negative sul suo impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica. Che la sua alimentazione a cippato produrrebbe uno sfruttamento dei nostri boschi insostenibile con conseguente autorizzazione, tra l’altro già legiferata con decreto ministeriale del 6 luglio 2012, dell’utilizzazione di rifiuti assimilabili che produrrebbe emissioni tossiche e nocive».

«Pensiamo quindi che sia necessaria una revisione completa del progetto attuale di costruzione della centrale, revisione tesa comunque a dare una risposta positiva all’attività lavorativa (abbattimento costi di produzione e quindi più concorrenzialità sul mercato) con produzione di energia da fonti rinnovabili senza impatto sulla qualità dell’aria (fotovoltaico, eolico o metano) per non vanificare gli investimenti già in essere o da realizzare negli altri settori di sviluppo del nostro territorio come agricoltura e turismo – concludono -. Tutto questo anche per avere un ritorno economico per la nostra comunità utile a ridurre l’eccessiva pressione fiscale alla quale è sottoposta».

 

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