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Tagli ai patronati: a rischio posti di lavoro e servizi per 65 mila maremmani

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di Daniele Reali

GROSSETO – Una mannaia si potrebbe abbattere sui patronati. Il grido di allarme arriva dai sindacati e dalle associazioni che li gestiscono e che in provincia di Grosseto ogni anno sbrigano circa 70 mila pratiche. In tutto i patronati in Maremma sono 29, con molte sedi distaccate, presenti in tutto il territorio, dalle piccole frazioni alla città. Un servizio che rappresenta anche un presidio sociale, un punto di riferimento per cittadini e lavoratori che si rivolgono ai patronati per una miriade di necessità: dalle domande di invalidità a quelle di accompagnamento per citarne solo alcune delle oltre cento forme di servizio che i patronati erogano in modo gratuito.

«Siamo molto preoccupati – dice Gianni Baiocco, segretario provinciale della Uil – di quello che potrebbe succedere alla nostra rete di servizi e in particolare ai patronati se si verificasse quello che è stato previsto nella legge di stabilità».

Si tratta di un taglio del 33% della quota versata a patronati (circa 150 milioni di euro in totale). In provincia di Grosseto questo taglio corrisponderebbe a decine di migliaia di euro in meno per i singoli patronati.

«Come patronati siamo obbligati – aggiunge Baiocco – a rispettare norme e regolamenti come il numero di dipendenti per ogni sede, un orario minimo di apertura e la gestione di archivi. Con i tagli però mantenere questi servizi sarà impossibile e i disagi maggiori saranno per i cittadini, soprattutto per i più deboli, gli anziani e gli extracomunitari».

Ma come agisce questo taglio. I patronati ricevono dal ministero risorse che sono prelevate direttamente dalla usta paga dei lavoratori con una percentuale sui contributi dello 0,226%.

«Il taglio ha un’origine perversa – dice Claudio Renzetti, segretario provinciale della Cgil – anche perché si trasforma quello che è un prelievo contributivo in un prelievo fiscale». Da qui anche una serie di eccezioni dal punto di vista costituzionale, ma quello che preoccupa di più i sindacati e le associazioni come ad esempio le Acli, è che verranno a mancare servizi ormai essenziali per tutti coloro, e sono tanti, che non possono permettersi commercialisti o consulenti del lavoro. «Pensate – dice Renzetti – che attualmente i patronati gestiscono il 90% delle pratiche previdenziali».

Con i tagli previsti nella legge di stabilità lo scenario più probabile potrebbe dunque essere quello della chiusura di diverse sedi in provincia e la riduzione dell’orario di lavoro per i dipendenti dei patronati che solo per le quattro realtà più importanti, Cgil, Cisl, Uil e Acli, sono 25.

Parlando di numeri invece i tagli previsti produrranno una riduzione di risorse in Maremma che per la Cgil si aggirano intorno a 90 mila euro (su un totale di 280), per la Uil 16 mila euro (su un totale di 55), per la Cisl e per l’Acli di 21 euro (su un totale di 70).

«Nei prossimi gironi – dice Fabrizio Milani, segretario provinciale della Cisl – attiveremo una serie di iniziative. Venerdì prossimo alle 13 incontreremo il prefetto».

Poi il 15 di novembre ci sarà una mobilitazione di piazza anche a Grosseto con i dipendenti dei patronati che faranno sentire la loro voce e che saranno accompagnati anche da lavoratori e cittadini . Già in questi giorni è partita una petizione contro i talgi che ha raccolto più di 3 mila firme.

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