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I Maremmani nel Mondo: Nicola, in Inghilterra ma «mi manca la cucina e il clima» foto

a cura di Giulia Carri

CAMBRIDGE – Nicola Logli, 38 anni di Tirli, nel comune di Castiglione della Pescaia, dal 2006 vive a Cambridge in Inghilterra dove lavora come ingegnere delle telecomunicazioni.

“Mi sono laureato a Pisa nel 2002 in Ingegneria delle Comunicazioni. Dopo la laurea ho cominciato a lavorare nel dipartimento di Ingegneria dell’Informazione a Pisa, dove studiavo i modem digitali per le applicazioni radio.”

Per quanto tempo hai lavorato all’università?
“Nel Luglio 2002 sono stato assunto dall’azienda Marconi, di Genova, che all’epoca era un colosso nelle telecomunicazioni. Per un anno ho lavorato per Marconi rimanendo nel dipartimento di Ingegneria dell’Informazione di Pisa e mi occupavo dei progetti che l’azienda aveva con l’università. Nel Luglio dello stesso anno mi sono trasferito a Genova per lavorare nella sede centrale dell’azienda.”

Come è stata l’esperienza genovese?
“Bella per certi aspetti, difficile per altri. Genova è una città particolare, la parte est bella e ricca di cultura, quella ovest industriale e suburbana. Sebbene sia una città di mare i cittadini sono piuttosto chiusi e creare veri rapporti richiede tempo. Ma quando ti accolgono fra le amicizie, sono persone piacevoli.”

Come mai decidi di trasferirti in Inghilterra?
“Avevo voglia di un cambiamento, sia lavorativo che personale. Da tempo sentivo di vivere una situazione un po’ stagnate e ho pensato di fare un’esperienza all’estero. Ho cominciato a vedere che possibilità professionali c’erano, l’idea era di rimanere un anno, massimo due…”

Cosa hai fatto?
“Ho messo il mio curriculum su un sito internazionale per l’impiego e dopo qualche mese sono stato contattato da un agente del lavoro per propormi una posizione nell’Aeroflex, azienda dove tutt’ora lavoro.”

Il lavoro era in Inghilterra?
“Sì, a Cambridge. Mi hanno fatto un colloquio telefonico, poi uno di persona, quindi un’offerta che ho ritenuto valida per cui ho lasciato il posto che avevo in Italia e sono partito. Quando sono entrato in azienda mi occupavo di algoritmi, dopo quattro anni sono passato ad una posizione diversa a metà strada tra il dipartimento tecnico e quello commerciale e adesso sono senior product manager. In pratica testiamo le reti cellulari affinché siano funzionali al massimo.”

Come è stato iniziare a lavorare in Inghilterra?
“Da un punto di vista della mia preparazione non ho avuto molti problemi. L’università di Pisa mi ha dato un ottimo e largo spettro di conoscenze per affrontare molti settori nella mia professione. L’inglese non era perfetto all’epoca e c’è voluto un po’ di tempo per avere una preparazione linguistica professionale, ma con un po’ di sforzo tutto è possibile!”

Cambiare cultura e paese invece come è stato?
“Inizialmente un po’ uno shock, le differenze culturali e, soprattutto, alimentari sono state difficili da metabolizzare. Il cibo mi manca ancora come il primo giorno, lo stesso il bel tempo. Quando mi sono trasferito, dopo una settimana un collega che lavorava con me a Genova è stato assunto nella mia stessa azienda e questo ha reso più semplice e leggero integrarmi sia nella città che al lavoro. Una delle cose che apprezzo di più della mia compagnia è la varietà culturale delle persone che ci lavorano. Siamo professionisti da tutto il mondo: Cina, Paesi Arabi, India, Europa, Sud Africa, Nuova Zelanda; questo è molto bello e purtroppo in Italia non è ancora possibile a tali livelli.”

Dopo otto anni come ti trovi?
“Bene, anche se il ritmo di lavoro è intenso e a volte stressante, ma l’Inghilterra è davvero una società meritocratica e la serietà professionale viene sempre riconosciuta e premiata. Lavori molto ma è gratificante. Anche personalmente ormai ho la mia vita qua, mi sono sposato da un anno, sto costruendo qua la mia famiglia. Nonostante sia a mio agio, mi sento comunque italiano, quando leggo i quotidiani sono quelli italiani, dove posso seguire la politica italiana che è molto più ‘colorata’ di quella inglese! Seguo ancora la Fiorentina e non il campionato inglese. Mi mancano la mia famiglia, gli amici e la Maremma più che l’Italia.”

Torni spesso in Maremma?
“Torno ogni volta che posso, almeno tre volte l’anno. Quando sono in Maremma dedico la maggior parte del tempo a stare con la mia famiglia – ho un nipote piccolo meraviglioso – e mi godo la nostra costa e il nostro mare. Ovviamente il cibo. Anche la naturalezza dei rapporti, il fatto di incontrare per caso qualcuno che conosci solo passeggiando per strada o prendendo il caffè al bar, sono cose che vivo solo in Maremma, ed è un piacere ogni volta ritrovare.”

Torneresti?
“E’ una domanda difficile. La nostalgia mi fa sempre pensare ad un possibile rientro in Italia, ma la realtà mi dice non ora. Sarebbe molto difficile trovare le stesse condizioni lavorative sia per me che per mia moglie; e anche da un punto di vista politico/burocratico/sociale siamo un paese po’ irrisolto sotto molti aspetti. Mia moglie è polacca, quindi per lei l’Italia sarebbe più difficile che in Inghilterra. In Italia tutti gli stranieri affrontano ancora troppa burocrazia e razzismo prima di essere integrati nella società. Questo è inaccettabile e insieme all’incertezza lavorativa ci allontana dal ritorno. Per adesso l’Italia la viviamo per le migliori cose: la sua bellezza, il suo calore e gli affetti.”

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