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Ibriwolf, esperti a confronto: e spunta la storia del “canide-mostro” del Maine

GROSSETO – Per tre giorni i maggiori esperti al mondo in materia di ibridazione hanno discusso a Grosseto  di incroci genetici tra mammiferi selvatici e domestici, durante il convegno internazionale che ha concluso il progetto europeo Life Ibriwolf. Gli scienziati hanno approfondito il tema della diffusione di ibridi di specie selvatiche e domestiche nei suoi aspetti principali (scientifico, etico, gestionale) per fornire un contributo alla sua conoscenza e facilitarne la gestione pratica.

Oggi – a conclusione del simposio – è stata partorita una bozza di documento (diventerà una pubblicazione) in cui vengono riassunti i principali interventi di carattere scientifico e le linee di ricerca per la salvaguardia delle specie selvatiche dalla minaccia di ibridazione. Lunedì pomeriggio, invece – per oltre tre ore – si sono confrontati amministratori pubblici, responsabili delle organizzazioni del settore agricolo, tecnici (agronomi, biologi, naturalisti, genetisti e veterinari), associazioni ambientaliste e animaliste, pastori e la comunità scientifica impegnata nelle ricerche sull’ibridazione tra specie selvatiche e domestiche. La tavola rotonda ha affrontato in particolare gli aspetti gestionali che derivano dall’aumento delle ibridazioni del lupo selvatico che, in particolare in Maremma, ha determinato situazioni di forte disagio.

E’ stata una conferenza internazionale di altissimo livello (completamente tradotta dall’inglese all’italiano e viceversa), un appuntamento che ha visto riunirsi al Granduca oltre 250 persone, soprattutto addetti ai lavori. A curare l’organizzazione il Parco della Maremma partner assieme alla provincia di Grosseto  del progetto Life Ibriwolf,  in corso dal 2011. Il coordinamento scientifico del convegno è stato invece curato dal professor Luigi Boitani e dal professor Paolo Ciucci, docenti al Dipartimento di biologia e biotecnologie de La Sapienza di Roma.

Nella prima sessione di lavori una quindicina di esperti internazionali e nazionali (Allendorf, Redford, Paquet, Godinho, Randi, Apollonio, Schwartz, Demeter, Simberloff, Benson, Kilshaw, Fredrickson, Newsome, Trouwborst, Genovesi) hanno presentato le loro relazioni sui diversi aspetti dell’ibridazione antropogenica (casi in fase di studio, aspetti tecnici, legali, etici e gestionali). Non solo l’incrocio cane-lupo, ma anche quello tra gatto selvatico e domestico, coyote e cane. In questa fase è emerso, tra le curiosità, il caso di un ‘canide-mostro’, un mutante cane-lupo che per anni negli Stati uniti, nel Maine, ha predato ogni tipo di animale domestico fino a quando non è stato ucciso. Spalle ingombranti, grandi occhi, muso piatto e orecchie corte. Ma soprattutto aggressività e forza fuori dalla norma.

Nel confronto aperto al pubblico interessanti gli interventi del dirigente dell’Asl 9 di Grosseto Paolo Madrucci, che si è soffermato sulla problematica gestione del randagismo, del presidente del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi – Monte Falterona – Campigna e membro del direttivo di Federparchi Luca Santini, del presidente del Parco regionale della Maremma Lucia Venturi (“all’Uccellina in questo momento non ci sono né lupi, né ibridi”).  Per il professor Apollonio (un luminare in materia)  la diffusione del lupo in Toscana è legata fortemente alla densità degli ungulati nella regione, che è tra le più elevate nel contesto europeo. Tradotto in soldoni: i lupi scelgono le zone dove hanno il maggior numero di prede. Il professor Paolo Ciucci ha spiegato invece come si riconosce un ibrido rispetto a un soggetto in purezza attraverso l’analisi dei caratteri fenotipici e di quelli genetici.

La sessione odierna, infine, si è svolta sotto forma di tavola rotonda, aperta solo ai relatori della conferenza e alle figure coinvolte nella problematica della ibridazione a livello nazionale ed ha condotto, come detto, alla redazione di un documento finale in cui emerge come l’ibridazione rappresenti una minaccia che può portare alla rarefazione ed estinzione delle popolazioni locali delle specie selvatiche interessate e alla diffusione di ibridi con caratteristiche morfologiche, biologiche e comportamentali diverse da quelle parentali, che oltre a minacciare la biodiversità rappresenta anche un importante problema gestionale, con ripercussioni sull’ambiente e sulle attività economiche. Insomma obiettivo centrato, visto che lo scopo era quello di discutere sull’aspetto scientifico, etico, tecnico e gestionale dell’ibridazione antropogenica e produrre delle linee guida generali per la sua gestione.

 

 

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