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Eurovinil, toni blandi in difesa dei posti di lavoro: «Politica e sindacati assenti»

GROSSETO – «Dalla primavera di quest’anno è stata annunciata la chiusura dell’Eurovinil con la produzione già spostata in qualche parte del mondo dove i lavoratori hanno salari bassissimi. Una decina di giorni fa sono stati venduti e portati via stampi e macchinari. Pochi giorni fa finalmente, Emilio Bonifazi, sindaco di Grosseto ha tuonato “giù le mani dall’Eurovinil”. Qualcuno spieghi al nostro sindaco che la multinazionale Survitec ha tolto non solo le mani, ma anche i piedi dall’Eurovinil e da Grosseto. Ha lasciato solo un paio di strascichi di poco conto: i dipendenti da licenziare, ma questo avverrà a luglio, alla scadenza della cassa integrazione, e un capannone da alienare. Questo ultimo sarà per la Survitec il problema di più difficile soluzione, perché l’inerzia delle amministrazioni locali, la assoluta assenza della politica e i toni bassi scelti dalle organizzazioni sindacali hanno spalancato un’autostrada alla decisione della multinazionale». Queste le parole espresse da Maurizio Buzzani e Gian Piero Ciambotti, rispettivamente coordinatore provinciale e coordinatore del “tavolo lavoro” di L’altra Grosseto con Tsipras.

«In una vertenza come questa, con un territorio sempre più disastrato per l’occupazione come il nostro, avrebbe dovuto esservi il coinvolgimento di tutta la cittadinanza. Perché la perdita di una produzione di qualità con oltre 100 posti di lavoro indebolisce tutta la nostra collettività – aggiungono i due -. Era stato dichiarato che sarebbe stata alzata una tenda in piazza Dante per sostenere con più forza i motivi dei lavoratori. Ebbene abbiamo visto in piazza le tende di Terre di Maremma e poi quella di Piazze d’Europa, ma non quella dell’Eurovinil e francamente non comprendiamo cosa si attenda ancora ad assumere una concreta iniziativa, oltre ai soliti incontri che non hanno dato risultati. Noi vogliamo dare il nostro contributo a una battaglia che merita il sostegno di tutti, non solo la solita espressione di solidarietà, ma se le organizzazioni sindacali, a cui compete l’onere della gestione della vertenza, non si muovono potremo fare ben poco».

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