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Esposto in Procura contro il taglio della pineta: le associazioni chiedono il sequestro dell’area «Disastro ambientale»

di Barbara Farnetani —

GROSSETO – Le associazioni dei consumatori Adusbef e Acu hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica contro il taglio della pineta del Tombolo a Marina di Grosseto. Secondo quanto affermano Andrea De Cesaris e Clara Gonnelli, legali delle due associazioni, contestano il taglio «asseritamente legato all’eliminazione dell’infestazione dovuto all’insetto Matsucoccus». Le ipotesi di reato sono di disastro ambientale, e danneggiamento ambientale aggravato.

Nello stesso documento i legali hanno chiesto il sequestro preventivo dell’area dell’abbattimento per evitare che il reato venga «portato a conseguenze ulteriori e definitive, con gravissimo ed irreparabile danno per l’ecosistema e l’ambiente sociale». Alla Procura le due associazioni, attraverso i propri legali, chiedono anche la nomina di un esperto del settore che confermi le valutazioni tecniche.

«Questo intervento – afferma Andrea De Cesaris – è stato presentato come di somma urgenza, così da poter agire in tempi rapidissimi, intervenendo anche su aree private senza il consenso dei proprietari. Tra l’altro, per chi abbatte, la contropartita, il pagamento, è nel legname che viene prodotto: logico che l’interesse sia ad abbattere più possibile».

L’azione è portata avanti da un gruppo di 20 soci tra semplici cittadini e rappresentanti di sette associazioni che si sono costituite nel gruppo “Salviamo la pineta”. «Le pinete – afferma il referente castiglionese di Italia Nostra Adriano Arzilli – sono un patrimonio dell’umanità riconosciuto universalmente. Per questo chiediamo un convegno pubblico con scienziati per capire bene quello di cui si sta parlando».

«Tutto quello che è successo è causato dallo stato di abbandono della pineta – precisa Michele Scola di Italia Nostra Grosseto – non sono mai stati fatti interventi, il privato, proprietario del 90% della pineta, non ha interessi a curarla perché non è più produttiva ed è inutile agire solo sulla parte demaniale. Il pubblico deve aiutare i privati anche economicamente anche perché quando una pineta non è più produttiva va rinnovata. Bisogna fare come a Follonica – continua Scola – tagliando selettivamente e non a raso, a lotti, come sta avvenendo. Hanno fatto lo stesso anche con il sottobosco che non va tagliato ma sfoltito».

«Sono entrati nella nostra proprietà con una mappa degli anni ’50 e hanno abbattuto 18 alberi – racconta indignata Elena Biagiarelli – una pineta sana che abbiamo sempre curato. Hanno devastato il sottobosco con le ruspe e non volevano andarsene. Poi si sono accorti che avevano sbagliato. Questo però dimostra che gli abbattimenti sono fatti a caso, non certo degli alberi malati, anche perché gli unici due secchi non li hanno toccati».

«I tecnici del comune, a luglio ci dissero che gli alberi malati non venivano segnati, ma che era la ditta a scegliere cosa tagliare – ricorda Giacomo Gori, del Movimento 5 Stelle -. Abbiamo anche presentato una mozione che però non è stata ancora presa in considerazione dall’amministrazione. Il fatto è che quello che viene usato nella cura del verde è un modo obsoleto di procedere».

Ugo Corrieri, vicepresidente dell’associazione Ofelia onlus afferma «ora di alberi ne hanno segnati 200, praticamente tutti. Ma non tutti sono malati, anzi, quelli sani vicini a quelli malati, in realtà, sono quelli resistenti all’insetto, e sono preziosi nella lotta al Matsucoccus. Inoltre anche parte di quelli malati è curabile. Certo tagliare a raso invece che selettivamente costa molto meno. Ma qui si tagliano i pini verdi: se l’ordinanza del sindaco parla di abbattimento per pubblica incolumità si dovrebbero abbattere solo quelli secchi».

Se c’è un pericolo affermano dal gruppo “Salviamo la Pineta” allora «Monaci avrebbe dovuto sgomberare tutti i campeggi questa estate. In realtà gli alberi servono per produrre cippato da trasportare a Scarlino. Per di più le ditte hanno iniziato a lavorare senza alcuna autorizzazione scritta sino al 15 luglio». Il gruppo contesta fortemente la scelta di pagare il taglio con il legname tagliato «La regione ha concesso dei fondi per curare la pineta e scongiurare il rischio incendi – puntualizza Maria Patrizia Latini – perché non vengono usati questi soldi per pagare le ditte?»

«Pare che la Provincia abbia sviluppato un progetto per togliere l’intero sottobosco, 40 ettari, della pineta denominata “a stili di vita” tra Marina e Principina – conclude Corrieri -. Sarebbe devastante. I finanziamenti per il rischio antincendio facciamoli in altro modo. Inoltre perché escludere la forestale da queste decisioni?».

 

 

 

 

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