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Centrale a biomasse, Bellettini: «Veleni e polveri sottili ricadranno su cittadini e colture»

ROCCASTRADA – Moreno Bellettini coordinatore del comitato civico “Insieme per Roccastrada” ha presentato una serie di osservazioni al sindaco Francesco Limatola, in merito alla questione della centrale a biomasse. «Dall’analisi delle informazioni inerenti alla Centrale a Biomasse in progetto – afferma Bellettini -, sono emerse incongruenze e lacune. Premesso che la variante recepisce quanto a suo tempo condiviso nel protocollo di intesa tra la Provincia di Grosseto e il Comune di Roccastrada per la individuazione delle priorità di sviluppo del bacino del gesso di Roccastrada, che ha una potenzialità estrattiva di ancora 100 anni circa, l’aspetto condivisibile della variante è la possibilità di ampliare il fronte estrattivo e di costruire opifici e magazzini inerenti all’attività lavorativa, attualmente ridotta con parte del personale da mesi in cassa integrazione».

«In tale variante emerge come un corpo estraneo l’insediamento di una centrale a biomasse che a differenza di quanto prima descritto non risolverebbe i problemi occupazionali, ma servirebbe soltanto a far ricavare denaro facile ai soggetti proponenti, grazie ai cospicui incentivi statali previsti in questo caso. Gli enti pubblici, ed in particolare l’Amministrazione Comunale, che sembra avere un occhio di riguardo verso la realizzazione della centrale, si sono domandati e hanno domandato ai soggetti proponenti e ai loro tecnici se la centrale a biomasse proposta sarebbe davvero conveniente senza gli incentivi dei certificati verdi e dei CIPE 6. Per quanto concerne l propagandata assunzione di 12 persone per il funzionamento della centrale, invitiamo gli enti pubblici, in modo particolare l’amministrazione roccastradina, a dubitare fortemente della validità di tali assunzioni, realizzabili soltanto se la centrale funzionasse 24 ore su 24. In tale ipotesi, la suddetta centrale necessiterebbe di un approvvigionamento di biomasse di circa 100 tonnellate annue, suddivise tra cippato di legno e sansa vergine da reperire in un raggio di 70 km. E’ chiaro a tutti che le risorse del territorio non sarebbero sufficienti, anche perché non esclusivamente ad uso dell’impianto roccastradino: infatti, le sanse sono utilizzate per gli impianti a biogas già esistenti ed inoltre è in corso la realizzazione di un altro impianto a biomasse a Monticiano che si approvvigionerebbe nel nostro stesso territorio».

«Il Comune di Roccastrada e la Provincia di Grosseto giustificano la realizzazione di una centrale a biomasse con una rivalutazione in ambiente di CO2 su scala mondiale, in linea con le direttive comunitarie e internazionali, semplificando il problema e sottovalutando la pericolosità delle sostanze immesse nell’atmosfera con la combustione delle biomasse. In particolare le polveri ultrasottili PM10, le diossine, il benzopirene e ceneri tossiche, tutte sostanze inquinanti e fortemente cancerogene, verrebbero disperse nell’aria attraverso una ciminiera di 18 metri con temperatura di 180° andando a depositarsi sulle colture agricole, gli allevamenti, gli abitanti delle campagne e dei paesi del Comune di Roccastrada. A tutto ciò si aggiungerebbero circa 7.500 tonnellate annue di scorie e ceneri da smaltire in discarica, l’inevitabile scarico di acque reflue, l’aumento di traffico veicolare (18 autocarri al giorno per il cippato, più quello per i rifiuti industriali) con conseguente ulteriore inquinamento acustico e ambientale, assente con il metano. Altro aspetto fondamentale non chiaro è l’utilizzo del surplus di energia termica per il teleriscaldamento e la cottura del gesso che avviene alla temperatura di 180°: come faranno a garantire la fornitura di vapore ad una temperatura consona al funzionamento degli impianti se la centrale sarà ubicata a una distanza ragguardevole dalle aziende produttive del gesso? Questa collocazione a distanza della centrale comporterà presumibilmente, per compensare le perdite, la necessità di ricorrere ancora al metano in fase di start-up dopo i fermi, per un periodo di 48h, durata necessaria per le fasi di avviamento dei due transitori, dell’essiccatore e della linea di gassificazione; il metano, inoltre sarà anche necessario per il riscaldamento degli uffici e servizi, con consumi valutabili in circa 24.000 metri cubi all’anno. Oltre al metano serviranno per il funzionamento della centrale: parte dell’energia prodotta; 19.500 metri cubi all’anno di acqua; preagenti per il trattamento dei fumi, quali bicarbonato di sodio (420 tonnellate all’anno); ammoniaca (50 tonnellate all’anno); carboni attivi stimati in 30.000 tonnellate all’anno e reattivi per la chiariflocculazione calce, polielettrolita e cloruro ferrico per un consumo totale di circa 16 tonnellate annue; 61.000 tonnellate annue di cippato di legno e 34.000 tonnellate annue di sansa vergine (da reperire in un raggio di 70 km) chiaramente non reperibili in filiera corta. rischio concreto di far bruciare rifiuti secchi trattati (come previsto dalle vigenti normative) per compensare la carenza di cippato e sansa».

Bellettini conclude chiedendo «un riesame della variante adottata al fine di tutelare in modo deciso l’ambiente e la salute pubblica, auspico un definitivo NO alla possibilità di realizzare un impianto a biomasse nell’area del gesso a Roccastrada».

 

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