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Alluvione, Coldiretti: Non serve un super commissario. Bellacchi ha fatto il suo dovere

GROSSETO – «Quando eventi catastrofici come la recente alluvione portano via con sé, oltre al lavoro, i progetti e il futuro di un territorio, anche la vita delle persone, è bene prendersi una lunga pausa per recuperare la lucidità del giudizio». A parlare è Francesco Ciarrocchi, direttore provinciale Coldiretti «In un’Italia già di super esperti di pallone, di donne e di vino abbiamo assistito anche alla parata di super esperti di gestione dei territori che escono allo scoperto sempre e solo dopo. Mai prima. Questo perché, prendersi le responsabilità politiche e poi amministrative di certe scelte, costa di più che non fare poi delle promesse di super cambiamenti e interventi speciali. Le cause, oltre alle violente precipitazioni, le conosciamo bene. Il letto dei corsi d’acqua che lentamente si è alzato al piano di campagna, la vegetazione ripariale non gestita e che causa le pericolose occlusioni, le sezioni dei fossi di scolo inadeguate, le canalizzazioni deviate artificialmente rispetto al loro decorso storico e naturale. E così via».

«Tutto questo – prosegue Ciarrocchi – viene ignorato perché si teme il confronto con quell’ambientalismo miope e disumano che rinnega la tecnica e la conoscenza a favore della propria verità rivelata. Esattamente come sta accadendo con le predazioni. Ma l’obiettivo è sempre il solito, far abbandonare la terra all’uomo che l’ha custodita perché loro abbiano il loro super Eden personale. Ecco allora che a questa carrellata italica di superlativi adesso si aggiungerà anche il super commissario. Siamo davvero convinti che ce ne sia tutto questo super bisogno? O non sarebbe sufficiente che la politica, che amministra tutto, semplicemente rispondesse prima di tutto alle esigenze di chi vive il territorio con pragmatismo, attenzione e costanza? Magari avrebbe già fatto cessare l’incuria ventennale di quell’area poi colpita per ben due volte in ventiquattro mesi. Adesso si è rimessa in moto la giostra delle promesse di super finanziamenti che non arriveranno mai, delle richieste di super poteri, delle super leggi. Quando poi basterebbe semplicemente una maggiore cooperazione tra regione, amministrazioni locali e consorzi di bonifica, con, nel cuore, il rispetto per le persone che a loro si sono affidate. Il rispetto che è mancato anche verso il Consorzio bonifica Toscana sud quando è stato fatto oggetto del più classico e italico scaribarile delle responsabilità. D’altronde Fabio Bellacchi (e i suoi uomini) in questo mondo di super tutto è semplicemente uno che fa il suo dovere. Con quotidiana e ordinaria professionalità e rispetto per le persone. Ma, di questi tempi, pare che essere persone straordinariamente perbene non sia un titolo di merito. Perché si può essere unicamente “super”».

 

 

 

 

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