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Alluvione «In due anni metteremo in sicurezza la Piana dell’Albegna». Bellacchi risponde a Rossi – VIDEO

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di Barbara Farnetani

GROSSETO – Ci vorranno due anni per mettere quasi del tutto in sicurezza la piana dell’Albegna, e i lavori partiranno con la prossima primavera. I tempi e i modi li detta Fabio Bellacchi, presidente del Consorzio Bonifica Toscana sud, che oggi, assieme a Marco Bottino, presidente dell’unione regionale consorzi bonifica Toscana, fa il punto sulla situazione dopo l’alluvione che ha colpito il comune di Manciano e non solo.

«Nel 2012 – afferma Bellacchi – si formò un fiume alternativo rispetto all’Albegna. I lavori fatti hanno impedito all’acqua di arrivare ad Albinia. Da qui a due anni, con i finanziamenti della Regione, la pianura dovrebbe essere quasi del tutto in tranquillità». In merito alle polemiche innescate dal presidente della Toscana Enrico Rossi che aveva accusato il Consorzio di non aver realizzato alcuni lavori Bellacchi precisa «Sono stato eletto a febbraio e ho trovato una situazione abbastanza caotica. Rossi mi ha inviato due lettere entrambe a agosto: nella prima mi diceva che il progetto era stato finanziato e nella seconda l’11 agosto mi intimava di approvare il progetto entro settembre cosa che è stata fatta. Sia da noi che dal Comune di Mangiano. Se prima le cose non sono andate così posso dargli ragione. Quello che mi interessa non è comunque tanto la tranquillità di Rossi, quanto quella dei cittadini che vivono lungo l’Albegna».

Poi Bellacchi racconta «Questa estate si è fatto un enorme lavoro in parte vanificato. Ma se l’Albegna viene messo a posto e tenuto in ordine può portare via il doppio dell’acqua di ora. Voglio togliere le piante e sbassarlo, poi si aggiungerà anche un argine nuovo che tenga dentro l’acqua e una cassa di colmata, ma con l’Albenga in buone condizioni sono certo che non ci sarò bisogno di utilizzarla. In più ci sono le idrovore da tenere a posto. In due anni e mezzo riusciremo a mettere quasi in sicurezza questa pianura. Gli spaltoni sotto il ponte di Marsiliana verranno allargati e ci saranno 15 metri da un lato e 15 dall’altro per portare via l’acqua. La terra per costruire l’argine verrà invece presa dall’Albegna, abbiamo già individuato o posti giusti, ed è ottima, ma per questo dobbiamo attendere almeno marzo o aprile».

Facendo il punto su quanto successo Bellacchi puntualizza: «Ci sono stati tre argini che sono stati mangiati ma hanno retto. Non dimentichiamo che questa è una zona depressa, ottima per l’agricoltura ma depressa. Non sappiamo ancora quanti danni abbiano subito le nostre opere al ponte di Marsiliana o nel tratto dell’Albegna che era già stato scavato e dove avevamo anche due mezzi».

«Quando ci sono delle vittime ci si chiede sempre se fosse stato possibile evitarlo – precisa Marco Bottino – il fatto è che un evento come quello, con quella portata, nessuno se lo aspettava. Si è ripetuto quel che successe nel 2012, ma invece che in dieci ore, la stessa quantità di acqua è caduta in due ore. 145 millimetri di pioggia in meno di due ore, sono eventi imprevedibili. Eppure non eravamo impreparati, sono stati spesi 15 milioni di euro sul territorio proprio per metterlo in sicurezza anche grazie ai finanziamenti regionali. Dei 55 milioni di euro che la Regione ha messo per combattere il dissesto idrogeologico 12 sono stati appannaggio dei Consorzi bonifica. E saranno spesi tutti entro l’anno con progetti tutti cantierabili. Questa estate in Toscana abbiamo speso 42 milioni di euro».

«Invece le grandi opere in Italia hanno un percorso accidentato perché hanno impatto importante sul territorio spesso urbanizzato e trovano grande opposizione – continua Bottino -. Bisogna accorciare tempi e modi. Servono procedure più snelle. Ad esempio dal 2007 non si può più scavare all’interno degli argini dei corsi d’acqua. Questo li rende più pericolosi, perché non è più possibile asportare i sedimenti, con conseguente innalzamento e la formazione di isole che in estate sono spesso maleodoranti. Si spera che la legge cambi presto, a quel punto ci sarà da fare il lavoro non fatto in questi sette anni». E Bottino conclude: «La gente non è più abituata a questo genere di eventi e spesso non sa bene come comportarsi di fronte ad eventi pericolosi. Una volta si sapeva che non si doveva attraversare il ponte con la piena, ora spesso si rischia per mettere in salvo la macchina».

Per quanto riguarda la notizia data da alcuni giornali circa un prossimo commissariamento del Consorzio Bellacchi precisa «Il Consorzio non sta per essere commissariato. Quello che si commissaria, semmai, in questi casi è la singola opera. Rossi parlava della cassa di colmata di Gavorrano che sarà realizzata a Braccagni e i cui lavori inizieranno d’estate e termineranno, probabilmente, a ottobre. In quel caso però si tratta solo di scavare, perché lì la terra c’è già».

Questa mattina si è svolta presso la sede grossetana del Consorzio bonifica la riunione dei presidenti di tutti i consorzi bonifica toscana.

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