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Presunta radioattività alla Tioxide, Marras «Sarebbe preoccupante» Barocci «Fingono di non vedere»

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GROSSETO – «Sono sorpreso delle indiscrezioni di stampa che avvalorano l’ipotesi dell’emissione di sostanze radioattive fuori norma nell’impianto di Huntsman Tioxide a Scarlino. Se queste fossero confermate ci sarebbe ovviamente di che preoccuparsi». A parlare è il presidente della Provincia Leonardo Marras «Per quel che riguarda la Provincia, posso dire che nei mesi scorsi siamo stati avvertiti da Arpat che erano state individuate nei residui di lavorazione tracce non significative di radioattività, ampiamente al di sotto delle soglie di rischio».

«Mi limito a dire che l’Ente non ha competenze dirette in questo tipo di controlli, ma che si avvale di quelle specifiche di Arpat e Asl 9, alle quali va la nostra piena fiducia per la coscienziosità con cui in questi anni ho constatato lavorano – prosegue Marras -. I dipendenti di Tioxide, d’altra parte, mi risulta siano sempre stati monitorati e sottoposti a visite di controllo. Ad ogni modo, la Magistratura ha mezzi e competenze per valutare eventuali nuove acquisizioni, e gode anch’essa della nostra piena fiducia e collaborazione».

E sulla Tioxide interviene anche Roberto Barocci del forum ambientalista «La vicenda Tioxide è emblematica di questo periodo storico del nostro paese e dobbiamo inquadrarla nelle “regole“ che il Parlamento italiano ed europeo hanno dettato in materia di libero mercato. Sarebbe facile rivendicare la difesa della salute dei lavoratori e dell’Ambiente invocando la condanna morale dei responsabili. Ma ottenuto questo risultato, saremo sicuri che i problemi della Tioxide sarebbero in tal modo risolti e garantito il lavoro in salute? Chi affermasse questo sbaglierebbe e noi non vogliamo imitare i parlamentari toscani (tutti), che fingono di non sentire, non vedere e non parlano».

«È noto da anni che la Tioxide è stata posta nella condizione di subire sui mercati una concorrenza sleale, che la obbliga a ridurre necessariamente i costi di produzione per non dover chiudere e licenziare – prosegue Barocci -. Ridurre i costi è anche non subire i costi di smaltimento dei rifiuti e usare non più l’ilmenite per estrarre il Titanio, ma un materiale di scarto dell’estrazione dell’Uranio. Dopo aver tentato di far passare i gessi rossi come ammendante in agricoltura, questa estate in molti si sono affrettati a trovare una soluzione che possa costare meno, magari chiudendo un occhio o tutte e due sui vincoli a difesa dell’Ambiente e in questo le Agenzie di tutela ambientale sono bravissime: basta non cercare quello che non si vuole trovare. Il Vanadio o la radioattività e tutto va a posto, solo apparentemente».

 

 

 

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