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Abbigliamento, calzature, giocattoli, cosmetici: Confartigianato «Settori a rischio contraffazione»

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GROSSETO – Lo studio di Confartigianato sulla contraffazione fa emergere dati preoccupanti, segno che il problema può mettere (e già mette) a rischio la sopravvivenza delle aziende in un periodo molto delicato. E la Maremma non è esclusa dal problema tanto che l’associazione di categoria grossetana quest’anno ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per difendere i mestieri e le aziende locali: “E se domani non ci fossero più gli artigiani?”. Un modo per far capire l’importanza del made in Maremma e la necessità di tutelare chi propone sul mercato prodotti e servizi unici nel loro genere. “Veniamo da un’estate in cui il fenomeno della contraffazione ha fatto sentire i suoi effetti – dice Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Imprese Grosseto -: una forma di concorrenza che potenzialmente disturba 113 aziende locali e più in generale le 1.074 del settore manifatturiero. La nostra associazione di categoria continua a vigilare sul fenomeno e a chiedere maggiore tutela per gli imprenditori. E non ci riferiamo soltanto al commercio abusivo di merce contraffatta sulle spiagge o nelle principali piazze, ci sono anche altri aspetti da tenere sotto controllo: per esempio l’organizzazione dei mercatini cosiddetti ‘artigianali’, un marchio che viene assegnato, a nostro parere, senza i necessari controlli. Spesso di artigianale in esposizione c’è veramente poco. Mi rivolgo quindi alle autorità e agli enti di controllo, perché si uniscano alla nostra azione a tutela della professionalità dei nostri artigiani. Bisogna agire anche attraverso una continua azione di formazione e informazione rivolta ai consumatori sui danni provocati dalla contraffazione e dalla mancanza di tutela del made in Italy”.

Secondo il rapporto di Confartigianato i settori più esposti alla contraffazione sono in Italia quelli del tessile, abbigliamento, calzature, occhialeria, cosmetici, giocattoli che rappresentano l’89,2% dei valore delle merci sequestrate tra il 2008 e il 2013. E proprio in questi settori di punta del made in Italy – in cui operano 64.322 imprese artigiane con 194.555 addetti – che negli ultimi 5 anni le imprese artigiane sono state decimate, con una perdita di 7.052 aziende, pari ad un calo del 9,9%. Soltanto nell’ultimo anno le imprese artigiane di questi settori ‘invasi’ dai falsi sono diminuite del 2,1%. Le più colpite sono state le imprese del Molise, calate negli ultimi 5 anni del 27,3%, seguite da quelle della Puglia (-24,3%), della Sicilia (-19,1%), della Basilicata (-18,7%) e della Sardegna (-17,9%). Ma il mercato del falso minaccia tutte le regioni, soprattutto quelle con la maggiore presenza di imprese nei settori manifatturieri esposti alla contraffazione: in testa c’è la Toscana seguita da Marche, Umbria, Veneto e Abruzzo.

 

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