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“Roselle a colori” con le sculture romane del museo archeologico

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GROSSETO – Il museo archeologico e d’arte della Maremma è oggetto di studio di alcuni ricercatori, che proprio in questi giorni stanno esaminando il ciclo statuario dell’Augusteo di Roselle allestito nella “Sala delle statue”.
A circa cinquanta anni dalla loro scoperta, le statue sono adesso sotto la lente d’ingrandimento di Maurizio Michelucci, a lungo responsabile degli scavi di Roselle per conto della Soprintendenza archeologica, e di Paolo Liverani, professore dell’università di Firenze. I due studiosi stanno analizzando le statue da ogni punto di vista: storico-archeologico, storico-artistico, tecnico.

Uno dei risultati che sta emergendo riguarda la policromia delle sculture. Alcuni resti di pigmento erano stati evidenziati già durante i lavori di restauro realizzati alcuni anni fa da parte della restauratrice del museo Cristina Barsotti che, insieme al personale della Soprintendenza archeologica della Toscana, si occupò di questo straordinario ritrovamento. Per completare le indagini finora svolte e rilevare tutte le tracce di colore e la natura dei pigmenti usati sarà presente, nei prossimi giorni, al museo anche una gruppo di studiosi provenienti dall’Istituto conservazione e valorizzazione dei Beni culturali del Cnr di Firenze guidati da Susanna Bracci.
Il Museo archeologico collaborerà a questo lavoro con i professionisti che da anni si occupano della conservazione, schedatura, studio e divulgazione delle opere esposte.
In futuro si prevede l’esposizione di alcuni calchi colorati per dare ai visitatori l’esatta idea di come dovevano apparire le statue in origine, dipinte di colori vivaci, come è stato fatto in occasione della mostra “I colori del bianco”, allestita con successo in passato.

Scheda
L’Augusteo era situato nell’area a sud della piazza del foro di Roselle. I lati lunghi erano scanditi internamente da cinque nicchie che ospitavano le statue dei membri della famiglia imperiale giulio-claudia. Le mura costruite in opus reticulatum erano rivestite da lastre marmoree, da intonaci dipinti a imitazione del marmo e da stucchi colorati. L’edificio si data negli anni immediatamente successivi la salita al trono di Claudio (41 d.C.): l’abolizione dell’abside va probabilmente attribuita al passaggio da un progetto che prevedeva una sola statua di culto (Augusto o Claudio) ad uno che affiancava alla statua maschile Livia, moglie di Augusto, dopo la apoteosi concessale da Claudio nel 41 o poco dopo; Livia era morta nel 29 d.C. sotto Tiberio, che pur essendo suo figlio le aveva tuttavia negato gli onori divini. Il ciclo di statue dell’ Augusteo è notevole non solo per la qualità, ma anche per la completezza. Le due statue sedute di dimensioni maggiori del vero, trovate in prossimità della parete orientale dell’edificio rappresentano la coppia imperiale divinizzata dopo la morte: la figura femminile rappresentata in aspetto di Cerere è Livia; mentre quella maschile, priva di testa e rappresentata secondo l’iconografia di Giove capitolino è attribuita ad Augusto o a Claudio. Altre statue ritratto rappresentano personaggi della famiglia imperiale quali Germanico, Antonia Minore, Druso Maggiore, Druso III, Giulia Livilla, Agrippina Maggiore, due ritratti dell’imperatore Claudio, alcune donne e ragazze e ragazzi non identificati e infine un generale privo di testa con una ricca corazza (lorica) istoriata con figure di barbari sottomessi e simboli di vittoria.

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