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Al Savoia Cavalleria la rievocazione della carica di Isbuschenskij

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GROSSETO – Era il 24 agosto del 1942, quando, sul Don, poco distante da Isbuschenskij il reggimento “Savoia Cavalleria” con coraggio mi se a segno un duro colpo contro gli avversario con quella che è una delle ultime cariche a cavallo della storia militare moderna.

Come ogni anno da allora il Reggimento Savoia Cavalleria ricorderà, il 26 settembre, quella carica vittoriosa, in cui 600 cavalieri italiani ebbero la meglio su ben 2 mila Russi.

Anche quest’anno, presso la sede del reggimento, in via Senese, alle ore 10, si svolgerà la rievocazione storica. A margine delle cerimonia  avrà luogo il passaggio di consegne tra il comandante del “ I gruppo squadroni” cedente, Ten. Col. Ermanno Lustrino ed il subentrante, Ten. Col. Domenico Leotta.

La storia:

Dopo aver concluso un primo anno di ciclo operativo in Russia, valso la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per aver inseguito le retroguardie avversarie per oltre 250 km nella steppa ed aver conquistato la città di Stalino (attuale Donetsk), nell’estate del 1942 “Savoia” viene chiamato a controllare un’ampia porzione del fronte italo-tedesco, dove sono riuscite ad infiltrarsi forze russe che minacciano i fianchi della Divisione “Sforzesca” e di una Divisione germanica. Il 23 notte il reggimento si attesta presso Isbuschenskij, nelle vicinanze di quota 213, da acquisire il giorno successivo per controllare meglio i guadi sul Don. Ma alle 3.30 del 24 agosto, una pattuglia esplorante di “Savoia”, inviata in ricognizione preventiva degli itinerari di avvicinamento all’obiettivo, viene investita dal fuoco russo. La quota è infatti occupata da tre battaglioni dell’812° reggimento siberiano, che, scoperti, iniziano a riversare il massimo volume di fuoco sull’accampamento italiano. La pronta reazione di “Savoia” sorprende il nemico, che si vede attaccato più e più volte da tre direzioni: frontalmente dal 4° squadrone appiedato del Capitano Abba, sui fianchi e a tergo dalle violente e ripetute cariche a cavallo del 2° squadrone del Capitano De Leone e dal 3° squadrone del Capitano Marchio.

La battaglia prosegue furiosa per ben tre ore e numerosissimi sono gli episodi eroici e di valore compiuti dai singoli. Alle 6.30 “Savoia” è padrone del terreno, mentre i superstiti russi si ritirano in disordine verso il fiume; alle 9.30 una nuova brillante azione mette a tacere definitivamente anche i mortai e le artiglierie russe che, per tutto il tempo, hanno devastato il campo di battaglia. “Savoia ha caricato, Comandante!” questo il laconico messaggio del Colonnello Bettoni, 55° Comandante di “Savoia”, al Comando superiore. Lo scontro ha visto i 600 Cavalieri di Savoia avere ragione di oltre 2.000 soldati russi: tra le file avversarie si contano 200 morti, 150 feriti e 300 prigionieri, mentre “Savoia” deve piangere 32 morti, 57 feriti e 150 cavalli, tra morti e feriti.

Ancora oggi, nei manuali di storia militare, Isbuschenskij è ricordata come una delle ultime cariche a cavallo di un Esercito occidentale, nell’era moderna. Disciplina, spirito di Corpo, audacia e determinazione fecero la differenza contro un nemico numericamente superiore e meglio armato.

Con la cerimonia militare svolta il 26 settembre presso la caserma “Beraudo di Pralormo” di Grosseto, i Cavalieri Paracadutisti di “Savoia Cavalleria” hanno voluto ricordare e rendere il giusto onore ai loro predecessori, a quei Cavalieri che seppero dimostrare, nella prima guerra tecnologica e della motorizzazione, il valore dell’Uomo, armato di coraggio e animato dalla fede e dall’amor di Patria.

 

 

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