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Contro la pesca dei polpi con le nasse i pescatori del Puntone si rivolgono alla Capitaneria

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PUNTONE – Una denuncia per danno ambientale. È stata presentata dai pescatori del Puntone contro i pescatori di polpi con le nasse. «Ormai da diversi anni il mondo della piccola pesca professionale soffre di una riduzione drastica degli stock ittici dovuti a vari fattori – afferma Antonino Vella – tra cui l’eccessivo sfruttamento delle risorse, l’inquinamento, la riduzione del banco di posidonia ed ultimamente a causa dell’uso indiscriminato di trappole per polpi. Visto che in nessun modo gli operatori della pesca con le trappole (nasse) intendono stare alle regole imposte dalla UE tutti i pescatori professionisti del Puntone hanno sottoscritto un documento inviato al  Compartimento marittimo di Livorno, alla Capitaneria di porto di Follonica, alla Regione Toscana, all’Arpat-Gea di Livorno, al Comune di Follonica ed al Comune di Scarlino».

Nella denuncia i pescatori ricordano che nelle regole e nei limiti imposti per l’esercizio dell’attività della pesca (regole a cui tutti si sono uniformati riducendo ulteriormente anche la lunghezza delle reti da posta ed aumentandone la misura delle maglie), al punto 5 si impone, tassativamente, “il numero di nasse può variare da un minimo di 100 ad un massimo di 250 per peschereccio”. Inoltre il regolamento impone anche un tempo giornaliero della cala dopodiché le trappole devono essere salpate e ricalate il giorno successivo.

Nell’esposto si denuncia il posizionamento nel Golfo di «circa 6.000 trappole (circa 2.000 ad imbarcazione visto che sono tre i pescherecci operanti nel settore) senza soluzione di continuità temporanea visto che gli attrezzi vengono salpati e ricalati dopo essere stati liberati dalla prede. Sui fondali del golfo di Follonica, oltre alle migliaia di trappole calate su più spezzoni, in tutte le direzioni, non sempre visibili con  segnali adeguati, vi sono altre migliaia di trappole abbandonate che, oltre a creare inquinamento da materiale plastico, continuando ad auto-innescarsi con pesci di tutte le misure attirando nuove prede finché il fango non le copre. Non vengono rispettati tempi di fermo biologico e talvolta, specialmente nei periodi festivi,  gli attrezzi vengono lasciati in mare a settimane intere».

I due portavoce (rappresentanti di tutti i pescatori della piccola pesca che hanno sottoscritto il documento) Francesco Paratore e Vittore Villani si chiedono «perché le Amministrazioni comunali di Follonica e Scarlino con i relativi assessorati al mare, non si prendono a cuore questo delicato settore economico e perché il regolamento, a cui tutti si sono adeguati e che viene fatto rispettare dalle autorità preposte, non deve valere per la pesca con le nasse. E perché le organizzazioni sindacali della pesca non muovono un dito per risolvere un problema che sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza economica di una categoria che, se ben strutturata e regolamentata, può dare sussistenza  a molte famiglie,  mantenere viva una tradizione marinara, arricchire il mondo alimentare di prodotti a Km.0  ed avvicinare altri giovani ad un’attività che può e deve avere un futuro».

 

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