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Interventi idrogeologici più difficili con il Pit: ecco le criticità rilevate ad Orbetello

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di Sabino Zuppa

ORBETELLO – Molto critiche e particolareggiate le osservazioni al Pit regionale che anche il Comune di Orbetello consegnerà a breve alla Regione Toscana per far comprendere la sua visione riguardo allo sviluppo del territorio lagunare. Una serie di puntualizzazioni sull’elaborato tecnico del piano paesaggistico regionale che, come ha fatto sapere ieri il sindaco Monica Paffetti in una nota, mirano alla «compatibilità tra la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile del territorio». Un documento di otto pagine, ancora ufficioso ma già pronto da qualche tempo, che in questi giorni sta girando sui tavoli politici della maggioranza e dei partiti della coalizione e che domani verrà discusso con i rappresentanti dell’opposizione di Oltre Il Polo. Questi ultimi, molto critici ed attivi sull’argomento potranno così conoscere le parti in cui è suddiviso, a partire dalle osservazioni riguardanti la “perimetrazione delle aree di vincolo” per arrivare poi alle critiche ed ai suggerimenti che il Comune ha intenzione di fare sulle “prescrizioni poste dal nuovo strumento”. Ad una prima analisi sembra di capire che il Pit non piaccia proprio a nessuno, tantomeno alla attuale maggioranza del sindaco Monica Paffetti, in primis perché in molti dei suoi punti va cozzare con ciò che è scritto nell’attuale regolamento urbanistico lagunare, approvato nel 2011, che ne sarebbe gravemente condizionato.

Si perché a parte il divieto di costruire in una fascia di territorio compresa nei 300 metri di distanza dalla battigia, dato questo che precluderebbe sviluppo di attività di servizio al turismo come ad esempi la sosta in zone come la Giannella, appaiono rocamboleschi anche altri punti, soprattutto quelli riguardanti le “Misure di salvaguardia”. Queste ultime vieterebbero interventi di “artificializzazione degli alvei e delle aree di pertinenza fluviale”: in parole povere potrebbero precludere gli interventi di messa in sicurezza idrogeologica programmati dopo l’alluvione di Albinia e finanziati dalla stessa Regione Toscana per migliorare la qualità della vita dei cittadini locali. Senza contare l’impossibilità di prevedere nuovi porti o approdi ma solo la loro riqualificazione, dato questo che potrebbe interessare la vicenda del porto di Talamone. Riguardo poi alla non corrispondenza delle perimetrazioni di alcune aree tra strumenti urbanistici comunali e Pit, ci sarebbero da rilevare quelle riguardanti cinque laghetti artificiali, alcuni molti vicini a strutture turistiche, compresi nella fascia di 500 metri dalla battigia sui quali la Regione pone dei vincoli. Ed a seguire torrenti, aree umide, zone soggette ad usi civici e zone boschive che secondo il nuovo piano comprenderebbero anche tutti gli argini dei fiumi senza vegetazione. Insomma tutta una serie di questioni su cui si spera che la Regione Toscana recepisca i suggerimenti e le correzioni dei territori per non correre il rischio di bloccare ulteriormente lo sviluppo sotto la bandiera della eccessiva tutela ambientale.

 

 

 

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