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Multa sino a 25 mila euro per chi vende sacchetti in plastica non riciclabile

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GROSSETO – È stata già ribattezzata “la guerra degli shoppers” così Cna chiama le nuove norme, che sono entrate in vigore il 21 agosto scorso, per quanto riguarda la commercializzazione delle bustine di plastica non riciclabile. A tal proposito «Cna e Assoecoplast (associazione produttori materiali polimerici e additivi verdi ecocompatibili), hanno presentato alla Commissione europea una denuncia per violazione del diritto comunitario. Nel mirino, le prospettate sanzioni legate al divieto di commercializzazione dei sacchetti monouso in materiale non “compostabile”, anche se biodegradabile». A parlare è Renzo Alessandri, direttore provinciale Cna.

«La richiesta inoltrata a Bruxelles, è quella di un intervento immediato sul Governo italiano affinché sospenda le sanzioni e ritiri le norme previste dalla legge che dovrebbe promuovere la “Competitività”. Con tale denuncia Cna e Assoecoplast ribadiscono il proprio no al colpo di mano estivo con cui è stato introdotto, all’interno del decreto “Competitività”, un comma che modifica in modo retroattivo le norme previgenti in materia di commercializzazione dei sacchetti. Le imprese produttrici non sanno neppure se e – in caso affermativo – come potranno smaltire le scorte di magazzino mentre le aziende utilizzatrici – proprio nell’incertezza dell’utilizzo – minacciano di non pagare un prodotto che, formalmente, non sarebbe più conforme».

«Una situazione intollerabile, che ha poco (o niente) a che fare con la tutela dell’ambiente ma che appare condizionata, in modo evidente, da interessi trasversali e di natura monopolistica – continua Alessandri -. Cna e Assoecoplast sono pronte ad avviare azioni risarcitorie (ricorrendo se necessario anche alla giustizia ordinaria) a fronte di sanzioni che dovessero essere effettivamente comminate. Ricordiamo infatti che la normativa precedente condizionava l’applicazione delle sanzioni a carico degli utilizzatori dei sacchetti “non conformi” all’emanazione di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto fissare le caratteristiche “tecniche” dei sacchetti; che nel marzo 2013 è stato firmato il decreto ma che la sua efficacia è stata per così dire “congelata” (il decreto, infatti, non è mai arrivato in Gazzetta). In sede di conversione è stata eliminata la norma previgente; l’immediata conseguenza è che a decorrere dal 21 agosto 2014, la commercializzazione di quelli non conformi alle prescrizioni (sacchetti monouso che non siano biodegradabili e compostabili o sacchetti riutilizzabili che non abbiano gli spessori previsti dalla legge) è punibile con una sanzione amministrativa e il pagamento di una somma tra i 2.500,00 a 25.000,00 euro. Una sanzione, tra l’altro, che può essere aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione interessa quantità ingenti di sacchi oppure nel caso in cui il valore della fornitura superi il 20 per cento del fatturato del trasgressore».

 

 

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