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Rubata l’ancora del monumento ai soldati, il rammarico del sindaco

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GROSSETO – «Qual è il senso di un atto così deplorevole come il furto di una parte di un monumento? Quanto guadagno si potrà mai avere da un’ancora in ghisa al punto di sottrarla da un luogo deputato al ricordo e alla memoria? Nonostante i numerosi atti vandalici che, purtroppo, dobbiamo registrare, ogni volta notizie di questo tipo lasciano rammarico e sgomento». È sconcertato il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, dopo il furto dell’ancora in ghisa del monumento dedicato al soldato Leonardo Madoni, monumento che si trova in via Etiopia a Grosseto.

«Rubare è di per sé un reato; rubare da un monumento è un atto vile e incivile – prosegue Bonifazi -. Il cippo ai caduti di Nassiriya (nella foto sopra dopo il furto) è stato profanato per ben tre volte, non si contano più gli atti vandalici al monumento al Parco della rimembranza, ora l’ancora in onore del sottotenente di vascello Leonardo Madoni. Per non parlare dei danneggiamenti, ripetuti, al patrimonio pubblico (le Mura, il Maiano, le statue a Ettore Socci e a Garibaldi, ecc.). Dovremmo riempire la città di telecamere e forse anche questa potrebbe non essere una misura sufficiente per fermare quei ‘balordi’ che si rendono protagonisti di imprese tanto deprecabili. Il danno a un monumento non è tanto nel valore materiale, quanto nel significato più profondo che racchiude».

«Un monumento è un luogo del ricordo, dedicato a chi non c’è più. A chi è scomparso improvvisamente per servire lo Stato, a chi ha dedicato una vita al servizio degli altri, a chi si è distinto e ha offerto la propria vita per salvarne altre – ricorda ancora il primo cittadino -. Dietro a un monumento ci sono uomini e donne, figli, genitori, affetti cari da ricordare e da onorare. Volti e storie da avere come esempio di vita spesa per gli altri, per la comunità. Ogni monumento rappresenta un valore fondante di una comunità: ne rappresenta la coesione e l’identità. Ci dovrebbe richiamare al senso di appartenenza, alla storia e alle radici di una città, di una nazione, di una realtà che cresce ed è cresciuta anche con il contributo di chi ha speso la propria esistenza per offrire agli altri un presente e un futuro migliore.

L’ancora sarà ripristinata, come è stata ripristinata, a più riprese, la lapide ai caduti di Nassiriya e come è stato risistemato il monumento al Parco della rimembranza. Rimane la ferita di una memoria violata e di valori calpestati con tanta facilità».

 

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