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Fatturazione elettronica, Cna: «Costi certi e benefici solo teorici»

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GROSSETO – E’ in vigore dal 6 giugno scorso, per i fornitori degli enti di primo livello (ministeri, agenzie fiscali, enti nazionali di previdenza e assistenza) l’obbligo della fatturazione elettronica, il resto della pubblica amministrazione entrerà nella procedura solo nella primavera prossima, ovvero il 31 marzo 2015. «Motivata da esigenze di tracciabilità e di trasparenza, oltre che dalla volontà di uniformare tempi e modalità di pagamento, la procedura di emissione e gestione elettronica della fattura presenta, alla prova dei fatti, più di un problema. Al di la delle finalità resta il fatto che la pubblica amministrazione pagherà sulla base delle proprie disponibilità finanziarie: la fattura emessa in formato elettronico, di per se, non “produrrà” moneta – spiegano da Cna Grosseto -. Ciò che produrrà, questo è certo, è una ulteriore e non trascurabile mole di adempimenti e soprattutto di costi».

«La fattura elettronica non è infatti, come molti hanno erroneamente pensato, la scannerizzazione di un documento fiscale da inviare via mail anziché per posta, ma il trasferimento (e quindi la digitazione) all’interno di un apposito software (da acquisire e da gestire) di tutti i contenuti di questa (più lunga sarà la fattura, più complessa sarà la procedura, più costoso sarà il servizio) – aggiungono -. Chi opera saltuariamente con la pubblica amministrazione dovrà, di conseguenza, fare una valutazione molto attenta: sarà conveniente, a fronte di due o tre piccole forniture all’anno, acquisire un software dedicato, pagare il servizio di emissione e soprattutto quello di archiviazione e conservazione che dura dieci anni?».

«Il legislatore, per la verità, sembrava aver percepito il problema e per le aziende iscritte e abilitate al mercato MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), infatti, ha disposto una gestione gratuita del servizio. Peccato che le imprese iscritte al MEPA siano un numero oggi limitatissimo: 1.680 in regione e appena 86 in Maremma; l’iscrizione, infatti, è possibile solo nei settori in cui vengono bandite le gare con esclusione di tutti gli altri. Nei comparti che in sede locale registrano il massimo affollamento imprenditoriale non è stato emesso alcun bando di gara; la mancata iscrizione, di conseguenza, non è stata il frutto di una scelta ma, e qui la discriminazione, di una vera e propria impossibilità – concludono da Cna – L’Associazione, come sempre, ha cercato di alleviare i problemi. Per tutti gli associati, di conseguenza, è stato previsto un apposito servizio. Questo fatto, ovviamente, non ci esime dalla critica ad un provvedimento che, nella sua pratica attuativa, tradisce e vanifica i suoi principi ispiratori».

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