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Maremma magica, la leggenda di sant’Anna e il mistero del Lago dell’Accesa

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di Barbara Farnetani —

MASSA MARITTIMA – Oggi è il 26 luglio, giorno che la chiesa ha dedicato a sant’Anna, madre della Madonna. Oggi questo significa forse poco, ma un tempo, quando i santi erano, diciamo così, più popolari, e i devoti rispettavano strettamente i precetti della Chiesa, significava per i mietitori, devoti appunto a sant’Anna, un giorno di festa dal lavoro. Era lo stesso per tutti. Tutti avevano il proprio santo patrono, e in un tempo in cui si lavorava a capo chino dall’alba al tramonto, anche chi non era credente, e all’epoca erano davvero pochi, faceva volentieri un giorno di riposo.

Era il 26 luglio del 1218, o almeno così racconta la leggenda. Il giorno di sant’Anna. Ma invece di fermarsi e dedicare la giornata all’adorazione della santa protettrice come era doveroso, un padrone blasfemo fece lavorare ugualmente i propri mietitori. Era circa mezzogiorno, e i lavoranti erano intenti alla propria opera in una enorme aia che sorgeva dove ora è il Lago dell’Accesa, nel comune di Massa Marittima. Il proprietario era detto il Turco (forse perché si attagliava bene ad un infedele) e da lui prendeva il nome l’aia. Ad un certo punto la terrà cominciò a tremare, si aprirono crepe nel terreno da cui uscirono lingue fiammeggianti e voragini talmente grandi che inghiottirono tutto quello che si trovava sopra: non solo i povedri mietitori intenti a fare un lavoro che neppure volevano, ma animali, case alberi e piante (e speriamo pure il Turco).

Una sorta di purificazione gigante dell’affronto fatto (all’epoca i santi erano piuttosto vendicativi). Solo una pioggia torrenziale riuscì a spegnere le fiamme infernali che devastarono la piana e a riempire la voragine (che la leggenda vuole senza fondo) che si era creata. Così nacque il Lago dell’Accesa. Ovviamente la leggenda vuole che queste povere anime dannate, non potendo riposare in pace, ogni 26 luglio, tornino a farsi sentire, con grida e urla di dolore che si possono udire avvicinandosi al lago, specie di sera. Uno dei tanti posti magici della Maremma.

 

 

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