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Sciopero della fame per il proprio cavallo, il tribunale le dà torto: deve potarlo via

di Barbara Farnetani

GROSSETO – Il giudice ha respinto le richieste di Silvia Martellotta, nei confronti dell’Ippodromo di Follonica. La donna aveva inscenato un paio di settimane fa una protesta sotto al Comune di Follonica con un cartello con su scritto “Operatore ippico in sciopero della fame per accesso negato al mio cavallo, lavoro, passione”.

La vicenda era iniziata nel 2013 quando la società che gestisce l’area sportiva dell’ippodromo di Follonica, si era rivolta a tutti quelli che tenevano nei box i propri cavalli. Secondo la società i proprietari degli animali non avevano mai firmato contratti né pagato l’affitto e dunque erano abusivi. Per questo ad allenatori e proprietari era stata inviata una lettera chiedendo di portare via i cavalli. Cosa che pian piano avevano fatto tutti. Tutti meno Silvia Martellotta.

Ieri il giudice, Giulia Conte, ha deciso in merito al ricorso presentato contro l’Ippodromo che aveva affermato di non opporsi al fatto che Martellotta portasse via «il proprio cavallo e anzi di auspicare che questo avvenga al più presto, il che esclude che vi sia un pericolo per la salute dell’animale».

La causa si era originata dalla detenzione da parte di Martellotta di un box e del conseguente diritto di fruirne, oltre che dei servizi connessi, cosa che aveva portato l’ippodromo ad impedire alla donna l’accesso. Questo perché Martellotta «non parrebbe avere alcun titolo per la detenzione di tale box». Tantopiù che nel 2003 avrebbe dichiarato «di non essere in grado al momento di portare via il proprio cavallo (che quindi ammette di dover portare via) – prosegue il giudice nella sentenza – e di lasciarlo sotto la detenzione della resistente (l’Ipppodromo di Follonica, assistito dall’avvocato Alessandro Antichi), e chiesto di poter stipulare un contratto di locazione con la resistente, così riconoscendo di non tenere la cosa come se ne fosse proprietaria e dunque la mancanza di un possesso su di essa». Per questo il giudice ha rigettato il ricorso e condannato Silvia Martellotta al pagamento delle spese.

 

 

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