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Gessi rossi, La Duna: «Prima di abbandonare Montioni il Comune valuti lo stato della falda»

FOLLONICA – Anche l’associazione La Duna torna a parlare «dello smaltimento dei gessi chimici, scarto della produzione di biossido di titanio nello stabilimento di Scarlino di proprietà della Huntsman/Tioxide. Negli anni 70/80 questi scarti venivano smaltiti, come fanghi rossi, nel mar Tirreno, al largo delle coste tra Corsica ed Italia: tale procedimento incontrò un contrasto sempre crescente fino a che venne abbandonato e cominciò ad essere praticato un processo di trasformazione di questi famigerati fanghi in gessi, che venivano stoccati nella piana di Scarlino, in zone adiacenti il padule e la zona industriale stessa». Ricorda La Duna.

«In seguito, intorno al 2000, i gessi vennero indicati come materiale da ripristino cave con un accordo di programma tra regione, provincia ed Enti Locali – prosegue La Duna -. Era il “via libera” al conferimento nella vecchia cava di quarzite di Montioni, una grossa escavazione nella macchia al centro del parco di Montioni (ma non inserita nel parco stesso) che si riteneva dovesse avere un suo recupero, un “ripristino”, nella morfologia originaria. Questa operazione doveva essere effettuata attraverso il conferimento di centinaia di migliaia di tonnellate, forse milioni, di gessi chimici stoccati fino a colmare i vuoti lasciati dalla precedente attività estrattiva».

«Siamo andati avanti per anni – afferma l’associazione ambientalista -, tra opposizioni delle associazioni ambientaliste, di parte della politica, singoli cittadini e la volontà delle amministrazioni e della società di portare avanti e concludere l’operazione recupero. Nella primavera scorsa, l’associazione La Duna fece richiesta ai sindaci di Scarlino e Follonica di visitare la cava e conoscere i tempi e le operazioni necessarie per portare a termine l’operazione. Fu, praticamente, una immersione in un altro pianeta: sembrava di essere stati trasportati in tempo zero dalla Terra a Marte. Una distesa altissima di colline rosse, incolte ed aride, incombeva sui visitatori. Solo una bellissima sughera sembrava resistere al rapido avanzare dei gessi rossi scaricati dai camion e modellati secondo gradoni come in un antico Zigurrat…Forse oggi ha ceduto anche lei…»

«Comunque, a precisa domanda se l’operazione ripristino potesse essere terminata entro il 2015 (termine della deroga approvata dal comune di Follonica), ci venne risposto che probabilmente sarebbe stato necessario altro tempo, in quanto i volumi di gessi conferiti erano stati meno del previsto e il recupero non poteva altrimenti considerarsi completato – si legge ancora nella nota della Duna -. Da notare che ci vennero date le più ampie rassicurazioni su eventuali pericoli di inquinamento e stabilità dei materiali stoccati. Infatti di li a pochissimo si verificarono due importanti crolli , ampiamente documentati con materiale fotografico sui quotidiani e media del periodo. Oggi si parla della necessità di identificare altri siti per lo stoccaggio, in quanto Montioni è “ad esaurimento”. Noi siamo lieti di apprendere ciò, anche se un poco sorpresi per il fatto che fino a poco fa si parlava di altri anni necessari ed oggi siamo già a completamento… Riteniamo però che l’amministrazione follonichese farebbe bene a tutelarsi rispetto al rilascio della concessione e a verificare in maniera scrupolosa lo stato della cava “ripristinata” , lo stato dell’ambiente e delle falde e la stabilità dei materiali stoccati in essa. Non vorremmo che un crollo simile a quelli accaduti due o tre mesi fa si verificasse di nuovo, magari a cava abbandonata e con gente che passeggia a visitare “Marte sulla Terra”… Oppure – conclude La Duna – si pensa di chiudere per sempre alla pubblica fruizione una parte importante del bosco di Montioni?»

 

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