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Duecento piante abbattute in pineta, Monaci: «Unica soluzione possibile» foto

di Lorenzo Falconi

PRINCIPINA A MARE – E’ iniziata la guerra al parassita Matsucoccus Feytaudii, ma l’unica arma a disposizione sembra essere quella dell’abbattimento delle piante, in modo che la malattia non si propaghi. Lo stato della pineta di Principina a Mare è pessimo, con tanti pini marittimi divenuti secchi e quindi a rischio caduta: su abitazioni, automobili, persone. La cocciniglia che succhia la linfa delle piante, fino a farle morire, non pare concedere scampo al diffondersi del pericolo, rilevato concretamente nel 2010. A quattro anni di distanza, arriva quindi la decisione di intervenire in maniera decisa: 200 piante abbattute, 50 potate, 400 curate sperimentalmente in endoterapia, altre 100 rimesse a dimora. «Ci sono alcune persone che vogliono talmente bene agli alberi che non capiscono che con i loro atteggiamenti finiscono per danneggiarli – attacca l’assessore comunale Giuseppe Monaci -. Sono sicuro di ciò che stiamo facendo, perché il 90% delle piante di questa pineta è a rischio caduta, una dietro l’altra. L’intervento non è solo quello di abbattere, ci stiamo impegnando per curare e soprattutto sostituire le piante in maniera adeguata, tutelando l’aspetto paesaggistico».

Il primo stralcio di intervento, verrà a costare 38mila euro e l’impianto di 100 nuove specie arboree sarà effettuato con piante non attaccabili dal Matsucoccus Feytaudii, come 70 pini domestici, 10 lecci, 10 querce, 10 sughere, tutte di dimensioni già apprezzabili. Ragioni di sicurezza hanno poi imposto la ripulitura di circa un ettaro di sottobosco, operazione necessaria per le norme antincendio. Il progetto complessivo si svilupperà nei prossimi mesi e il costo totale dell’intervento, che vedrà anche l’attivazione dei fondi regionali ottenuti tramite richiesta da parte della Provincia di Grosseto, si aggirerà intorno ai 200mila euro. Anche i numeri saranno diversi, con 500 piante abbattute complessivamente, 1000 curate con trattamento endotermico, 300 nuove messe a dimora. «Avrei voluto fare questo intervento in inverno, ma per causa burocratiche e di bilancio non è stato possibile – aggiunge Monaci -, per il resto questa cocciniglia sta creando problemi ovunque e l’unica soluzione dal punto di vista fitosanitario e forestale, è quella che stiamo attuando adesso».

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