«Falde inquinate dall’arsenico. Ecco le prove». Il comitato chiede l’osservatorio

di Daniele Reali —

FOLLONICA – La novità è che non ci sono novità e che l’inquinamento da arsenico nelle falde acquifere nel territorio a confine tra Scarlino e Follonica, in corrispondenza e in prossimità della zona industriale del Casone, è tutt’ora presente.

A confermalo, secondo Roberto Barocci, rappresentante storico dei comitati ambientalisti della provincia di Grosseto, i documenti emersi nella conferenza dei servizi di aprile che ha visto riunirsi Arpat, Asl e ufficio tecnico della provincia .

In pratica secondo la ricostruzione di Barocci le stesse prescrizioni che oggi vengono fuori dalla conferenza dei servizi erano le stesse che erano state indicate già nel 2001.

«Già tredici anni fa – spiega Barocci – si prescriveva di “definire il modello concettuale del sito inquinato” per individuare sia le fonti che il percorso degli inquinanti comprese le due falde inquinate. Inoltre veniva prescritto anche di estendere le indagini oltre il territorio del comune di Scarlino “su perimetri concentrici di raggio crescente”».

Barocci rivela anche che proprio in quegli anni venne avviata anche un’indagine della procura della repubblica di Grosseto sulla vicenda inquinamento nella zone del Casone. «Un procedimento che venne poi archiviato, ma la cosa più strana è che dal 2001 e negli anni a seguire gli stessi uffici che avevano avanzato delle prescrizioni poi cambiarono radicalmente idea non prevedendo più quel tipo di azioni».

Incongruenze che oggi, alla luce della nuova posizione assunta dalla conferenza dei servizi, sono evidenti spiega Barocci e che confermerebbero dunque che le denunce fatte negli anni dagli ambientalisti erano giuste. “Secondo due diversi studi dell’Università di Siena infatti – dice Barocci – si presume che sarebbe avvenuta una dispersione di diverse migliaia di tonnellate di arsenico nella piana del Casone, mentre le tecniche proposte oggi per la bonifica prevedono la sottrazione di poche decine di chili nei prossimi 15 anni».

Peril futuro intanto il “Comitato del No all’inceneritore” si è già mosso con le due nuove amministrazioni in carica a Scarlio e Follonica. «Vogliamo – spiega Mario Monciatti, presidente del comitato – che sia istituito dai consigli comunali un osservatorio ambientale, una sorte di consulta, che possa coinvolgere associazioni e movimenti e abbai potere consultivo su tutta una serie di temi legati a inquinamento e bonifiche nell’area industriale del Casone».

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