Tassa sui rifiuti, Barocci: a Grosseto la più alta d’Italia

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GROSSETO – «La città di Grosseto, per il 2014, molto probabilmente farà registrare la tariffa sui rifiuti più alta in Italia». È l’opinione di Roberto Barocci, del Comitato Beni Comuni. Secondo Barocci la cifra si aggirerà «intorno ai 210-200 euro per abitante, mentre i dati certificati nel 2013 dall’Osservatorio Nazionale Rifiuti sui valori del 2012 danno una media annua di 170 euro. «Non ci rassegniamo – prosegue Barocci -, per questo invitiamo gli amministratori pubblici ad intervenire e ascoltare chi ha concretamente cambiato indirizzo e realizzato nelle province di Asti, Treviso e altrove sistemi di recupero di materie dai rifiuti, tali da avere tariffe meno della metà di quelle pagate a Grosseto e molta più occupazione nel settore».

«I motivi della fallimentare gestione del Servizio sono diversi – prosegue Barocci -, ma due in particolare: mentre altrove si è estesa la raccolta differenziata a tutta la città, recuperando materie preziose e vendendole, superando gli obiettivi di legge del 65% e riducendo notevolmente i costi di Smaltimento alla sola restante parte di rifiuti indifferenziati, nella città di Grosseto siamo fermi al 36% (dato certificato per il 2013), non registrando la riduzione dei costi di smaltimento, come registrato altrove. Mentre nelle province del Veneto e Lombardia crescono le entrate (e quindi si riducono i costi del servizio) per la vendita delle frazioni raccolte (vetro, carta, cartone, plastica, e metalli) ai Consorzi nazionali dell’industria, a Grosseto tali entrate non crescono. Anzi da anni, nonostante le nostre formali richieste al Comune, non c’è la possibilità di sapere in che modo è aumentata la qualità e il valore della raccolta con il porta a porta di Barbanella e poi di Gorarella, rispetto a quella effettuata con i cassonetti stradali. Poiché il valore di mercato di tali materie varia notevolmente in funzione della purezza, è risaputo che con la raccolta porta a porta tale valore aumenta notevolmente, ma a Grosseto non è dato di sapere. Nessun Dirigente o Assessore del Comune lo sa, perché il servizio di selezione e vendita di quanto raccolto è affidato ad un privato (prima Ecolat, oggi Sei), che non comunica, come pure è previsto dal contratto in atto, le qualità, quantità e incassi per ciascuna frazione venduta».

 

 

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