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Crimini informatici: Guru@Work contro la chiusura della Polizia Postale

di Lorenzo Falconi —

GROSSETO – «Il presidio locale di Polizia Postale non deve chiudere». Non usano mezzi termini dall’associazione Guru@Work per rimarcare una presa di posizione che da più parti è stata sottolineata. Alla conferenza in Municipio partecipano anche gli esponenti dell’amministrazione comunale, per dare sostegno all’iniziativa, come l’assessore all’informatizzazione Luca Ceccarelli: «Crediamo che la scelta di questo tipo di tagli in ottica spending review sia un segnale di miopia o quanto meno di strabismo. Il presidio del territorio non riguarda solo ciò che vediamo, ma anche quella parte sommersa che arriva attraverso la rete che manifesta reati come la pedofilia, il cyber bullismo, lo stalking. Per questo ci sentiamo di dare sostegno a questi reparti specializzati della polizia che non devono chiudere o essere accorpati».

Raccoglie l’invito anche il vicesindaco Paolo Borghi che rilancia l’opposizione al provvedimento: «Non accetteremo passivamente la decisione. Ovviamente la chiusura dei corpi specializzati non riguarda solo Grosseto, ma noi, per quanto possibile, faremo sentire le nostre ragioni e dato che la nostra realtà viene colpita, ci rivolgeremo quindi al Ministero per fare sentire la nostra voce». Anche l’avvocato Giuseppe Nicosia del circolo giuristi telematici, appoggia la Polizia Postale contro l’ipotesi di chiusura: «Si va a intaccare un corpo specializzato in un momento in cui ci sarà sempre più bisogno di interventi nella rete. E’ proprio lì, infatti, che è nato un nuovo territorio dove si svolge molta attività criminale».

La protesta contro questo tipo di provvedimento nasce anche dall’azione dell’associazione Guru@Work che per voce del proprio presidente Ludwig Bargagli precisa: «Serve una specializzazione di settore per quanto riguarda i crimini informatici. Per questo motivo non si può tagliare in maniera indiscriminata e accorpare i reparti. perdere questo tipo di specializzazione significa lasciare aperta la strada ai pericoli che si riscontrano quotidianamente nell’utilizzo della tecnologia».

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