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Approvato il piano per la riduzione del randagismo. «Documento innovativo e condiviso»

di Lorenzo Falconi (twitter:@LoreFalcons)

GROSSETO – Lo hanno definito un piano pioneristico, perché esperienze di questo tipo, in Italia, non se ne trovano. Ma soprattutto il piano per la riduzione del randagismo, votato e approvato questo pomeriggio dal consiglio provinciale, ha il merito di mettere insieme le idee di tanti attori: come istituzioni, allevatori, asl, cacciatori, associazioni ambientaliste e animaliste. L’obiettivo è quello di contrastare la perdita di identità genetica del lupo, ridurre il fenomeno dell’ibridazione e di conseguenza diminuire gli attacchi dei predatori, tutelando gli allevatori. «Puntiamo a dimezzare il numero dei randagi presenti sul territorio provinciale, favorendo anche l’adozione – spiega l’assessore provinciale Enzo Rossi (nella foto) -, contestualmente vogliamo anche ridurre la presenza di animali nei canili. Il piano è quinquennale e l’investimento modesto perché abbiamo attinto dai fondi europei». Tra le azioni di prevenzione, il piano prevede il monitoraggio sanitario dei cani di proprietà, la verifica dei microchip e dei tatuaggi che attestano l’iscrizione all’anagrafe canina, campagne di sterilizzazione nei territori rurali. E ancora, la formazione di un albo di veterinari specializzati nella cattura di randagi, misure per incentivare l’adozione di cani abbandonati con prestazioni sanitarie gratuite, sensibilizzazione nelle scuole contro l’abbandono e sulle regole da rispettare quando si è proprietari di un cane; censimento dei cani da guardiania e conduzione, oltre al coordinamento e gestione degli avvistamenti e dei dati genetici. Per ridurre il fenomeno sono previste delle campagne di cattura e il trasferimento nei canili.

«Il piano è,  di fatto, un modello operativo che proponiamo ai Comuni – afferma Enzo Rossi – e a tutti i soggetti coinvolti nella lotta al randagismo. Un documento di pianificazione integrata, frutto di una concertazione durata un anno, in cui si è riusciti a fare una sintesi tra le diverse posizioni, indicando azioni di rimozione, prevenzione e monitoraggio. Il passo successivo sarà quello di favorire l’adozione formale del Piano da parte dei Comuni e di tutti i gruppi di interesse e la costituzione di un tavolo tecnico, che darà avvio alle azioni, monitorandone l’efficacia e adeguando le misure alle esigenze che verranno evidenziate sul campo». Intanto è stato stimato che il costo medio di mantenimento sostenuto annualmente da ogni Comune per ogni cane è stato stimato nell’anno 2012 da un minimo di 669  euro ad un massimo di 2.609  euro. Al 31 agosto 2013, il numero complessivo dei cani presenti in canile per ogni Comune della provincia di Grosseto era pari a 824 individui.  Adottando tutte le misure proposte nel Piano si potrebbe ottenere un risparmio compreso tra 700mila euro e un milione e 200mila euro. Una cifra importante che avrebbe anche un impatto sociale: «Non ci siamo dimenticati il benessere degli animali – afferma Rossi -, spesso indicati come nemici, ma solo per colpa dell’uomo».

Un piano che, elaborato nel progetto Life-Ibriwolf, riceve quindi consensi da più parti. Per Antonio Pollutri del Wwf: «Il valore dell’intervento è esteso anche a livello educazionale, perché nelle scuole verranno coinvolti circa 3000 studenti». Per Giacomo Bottinelli della Lav: «La scelta fatta è assolutamente innovativa sotto il profilo del progresso culturale». Infine per Angelo Gentili di Legambiente: «E’ importante tutelare l’ambiente e quindi anche gli allevatori che sono fondamentali nel presidio del territorio, per creare un meccanismo virtuoso».

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