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Crisi Eurovinil, il Vescovo di Grosseto: «Rafforzare rete di solidarietà. Nessuno resti solo»

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GROSSETO – La Chiesa di Grosseto vive con dolore e apprensione la situazione estremamente difficile che un’altra azienda storica di Grosseto qual è l’Eurovinil sta attraversando. Sapere che decine di lavoratori rischiano il licenziamento non può che generare in tutti noi il bisogno di dire e manifestare vicinanza umana, solidarietà sincera a loro e alle famiglie che insieme a questi lavoratori vivono momenti di fortissima apprensione, intravedendo davanti a sé un futuro carico di incertezze e di preoccupazioni. Vedere una fiorente azienda di eccellenza, costruita grazie all’impegno, alla capacità ed all’ingegno di tanti nostri concittadini, ritirarsi dalla manifattura preoccupa e interpella tutta la comunità locale, perché la posta in gioco è il suo benessere e il suo futuro.

La Chiesa non entra in scelte di politica aziendale e industriale rispetto alle quali le istituzioni civili e le forze sociali hanno già fatto sentire la loro voce, ma rivolge un accorato appello a tutte le persone di buona volontà perché nella nostra comunità sia fatto tutto il possibile affinché il lavoro buono, creatore di valore economico e sociale, sia adeguatamente promosso e favorito. Non si può restare a “debita distanza” da vicende dolorose, che toccano la carne viva di persone a cui finora è stato possibile assicurare a se stessi e ai propri familiari una vita decorosa grazie ad un lavoro dignitoso e che adesso vedono tutto questo minacciato dal rischio concreto di un licenziamento. Come ci indica Papa Francesco nella sua esortazione “La gioia del Vangelo”, richiamando precedenti riflessioni di Benedetto, “Sebbene il giusto ordine della società e dello Stato sia il compito principale della politica, la Chiesa non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia. Tutti i cristiani sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore”.

Purtroppo in questi anni il territorio della provincia di Grosseto ha conosciuto il peso di una crisi che fiacca ogni proposito di speranza: i posti di lavoro perduti in molti settori produttivi fino a pochi anni fa fiorenti, fanno male, ci interrogano e chiedono a tutti di rafforzare la solidarietà, l’attenzione consapevole, la premura verso chi è senza lavoro. Sentiamo anche la responsabilità di riaffermare il valore del lavoro “perché nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita” (papa Francesco). Non si tratta di teorie buone, ma estranee alla nostra quotidiana esistenza; sono invece il balsamo necessario per rincuorarci e ricondurci tutti al compito che ci attende: non dimenticare mai chi resta indietro, prestare loro la nostra voce, riaffermare l’urgenza di un’economia per l’uomo. La Chiesa desidera farsi prossima, con umiltà e rispetto, a chi in questo momento è nell’angoscia e si mette a disposizione per quanto potrà essere utile ad evitare scelte definitive e senza ritorno.

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