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Botteghe di mestiere, con Confcommercio dalla formazione al lavoro

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di Barbara Farnetani (twitter: @Babi_Farnetani)

GROSSETO – Dieci ragazzi, dieci tirocinanti, dieci futuri cuochi che andranno a “imparare il mestiere” presso cinque hotel, cinque prestigiose strutture, tra le più importanti della provincia, proprio come un tempo si faceva andando “a bottega” quando i ragazzi imparavano un mestiere da un artigiano.

Partirà a breve il terzo corso “Botteghe di mestiere” voluto da Ascom Confcommercio per formare dieci giovani cuochi che saranno ospitati per i prossimi sei mesi in cinque strutture, le Terme di Saturnia, l’hotel Terme di Petriolo, la Rosa dei venti di Albinia, l’hotel Granduca e l’hotel l’Approdo.

Solo una minoranza dei giovani in questione viene dalla scuola alberghiera. «Quello che abbiamo privilegiato – affermano i titolari delle strutture ospitanti – è stata la motivazione» e infatti delle 79 richieste giunte per il tirocinio (che prevede anche una borsa di studio da 500 euro al mese, stanziata e finanziata da Italia Lavoro agenzia del ministero, per 36 ore settimanali) ne sono state selezionate dieci, privilegiando chi proviene dal territorio.

«L’unione è fondamentale per non essere sopraffatti – afferma Paolo Coli direttore Ascom -. Abbiamo vissuto per anni in una economia drogata, il problema è questo più che la crisi questo è un momento di cambiamento». Coli ricorda poi come un tempo le famiglie pagassero gli artigiani per prendere i figli a bottega e imparare un mestiere «Bisogna tornare a formare».

«I nostri nonni pagavano per trasmettere il sapere, questa è l’essenza di questo progetto – precisa Gabriella Orlando responsabile settore formazione Ascom –. Le aziende – afferma rivolgendosi ai ragazzi – vi ospitano con generosità. A seguire questo tirocinio sarà il ministero del lavoro per verificare che ci sia stato apprendimento». Considerando che la nostra provincia non ha realtà sufficientemente grandi per accogliere tutti e dieci i ragazzi, Confcommercio si è adoperata per mettere insieme le realtà imprenditoriali che potessero ospitare tutti i tirocinanti. Se i ragazzi dimostreranno attitudine e voglia di fare per alcuni di loro si potrebbero anche aprire le porte di un futuro lavorativo proprio nelle aziende in cui hanno fatto il tirocinio. «Al giorno d’oggi – ha precisato Coli – non basta più una specializzazione in un settore: servono molteplici esperienze di vita che arricchiscano il curriculum, e una mente aperta» (nella foto a sinistra Gabriella Orlando e Paolo Coli, e a destra Elisabetta Barbaro, responsabile Italia Lavoro).

 

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