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Pesca e acquacoltura, investimenti sui porti. «Oltre 55 milioni di fatturato dal settore»

GROSSETO – «Pesca e acquacoltura hanno in provincia di Grosseto ottime prospettive per aumentare in poco tempo fatturato e addetti. Si evince chiaramente dall’incrocio di alcuni dati: oggi la flotta maremmana ha un terzo del totale delle imbarcazioni della Toscana e fattura 15 milioni di euro, mentre una decina d’impianti di acquacoltura, estensiva e intensiva, hanno un fatturato che supera i 40 milioni. Dal 1985 ad oggi, inoltre, il consumo medio pro capite di pesce in Europa è passato da 12,5 a 20 Kg, con appena il 25% della domanda dell’Unione europea soddisfatta dalla pesca continentale». È stato questo l’esordio del presidente della Provincia Leonardo Marras, venerdì scorso a Orbetello in casa dei pescatori della coop “La Peschereccia”, in occasione dell’incontro con gli operatori dedicato a “Pesce, qualità, territorio: il futuro della pesca e acquacoltura in provincia di Grosseto”.

«La pur lenta ripresa economica che da noi è appena agli esordi – ha aggiunto Marras – è un’occasione da non perdere. Ci sono in ballo, infatti, le opportunità legate al nuovo periodo di programmazione 2013-2020 del Fondo europeo per gli affari marittimi e della pesca (Feamp), che punta sul rafforzamento delle Organizzazioni di produttori (Op) prevedendo un incremento fino al 50% dell’acquacoltura. Nel nostro territorio esiste un solido tessuto imprenditoriale, che può fare il salto di qualità in entrambi i comparti. Bisogna che si concretizzino alcune condizioni: dalla volontà di costituire un’Associazione di produttori, a quella di dare gambe ai progetti che riguardano gli allevamenti di maricoltura, fino alla revisione della logistica dei porti e alla dotazione di un polo di servizi per ricerca e innovazione. Il Gruppo di azione costiera, di cui la Provincia è ad oggi capofila, può costituire la cabina di regia dove la governance tra pubblico e privato elabora e indirizza questo sforzo condiviso».

Sulla necessità di dare vita a un’organizzazione di produttori, ha insistito l’on Luca Sani, presidente della Comagri della Camera. «Come per molte altre filiere dell’agroalimentare – ha messo in evidenza Sani – i comparti di pesca tradizionale e acqua/maricoltura pagano in termini di efficienza l’approccio da parte delle imprese al mercato, e l’assenza di una catena logistica ben organizzata. Costituire un’Op, strumento incentivato da Pac e Feamp, è il primo passo per razionalizzare e poter gestire in modo unitario promozione e commercializzazione del prodotto, guadagnando peso in termini contrattuali rispetto alle altre componenti della filiera. Oggi siamo all’inizio del nuovo settennato di programmazione europea e a breve i Regolamenti specifici detteranno le modalità di accesso ai fondi, con alcune novità come ad esempio la possibilità di vendita diretta del prodotto da parte dei pescatori, finanziando anche gli investimenti dei pescatori. Qui ad Orbetello, inoltre, ci sarebbe anche la possibilità di specializzare l’acquacoltura in vasca per la produzione di novellame, la maricoltura nel finissaggio del prodotto, e anche prevedere la produzione in proprio di mangimi di qualità. Riducendo costi e accorciando la filiera. In provincia di Grosseto c’è una delle più avanzate esperienze nazionali, e ci sono le condizioni per ottenere il risultato».

Infine Sani ha ricordato che lo scorso 12 febbraio «è stato depositato in Comagri un testo unificato sul settore ittico che ha l’obiettivo di dare risposte organiche a tutta la filiera. Fra le novità è prevista per le Regioni la possibilità di costituire i distretti ittici, e la provincia di Grosseto avrebbe da sola le carte in regola per ospitarne da sola uno dell’Acquacoltura».

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