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Ciarrocchi nuovo direttore Coldiretti: a breve la svolta con l’accordo con un colosso dei lattici

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di Barbara Farnetani (twitter: @Babi_Farnetani)

GROSSETO – È appena arrivato ma ha già in mente molti progetti per questa provincia «molto grande e in cui l’agricoltura investe diversi settori». Cambio al vertice della Coldiretti provinciale dove, da circa venti giorni, l’ex direttore Corsini è stato sostituito, in un normale avvicendamento, da Francesco Ciarrocchi che viene dalla federazione di Massa e Carrara. «Qui ci sono tante realtà importanti: olio, viticoltura, ortofrutticolo, zootecnia e pastorizia». Ciarrocchi ha espresso subito la sua opinione sul tema dei lupi «Noi siamo per la difesa dell’ambiente e contrari all’uccisione delle specie protette siamo anche partner del progetto MedWolf, ma non possiamo non essere vicini a quei pastori che grazie al proprio gregge sfamano le loro famiglie. Dobbiamo riqualificare il ruolo avuto dalla pastorizia che è un settore da non trascurare».

Riguardo all’alluvione ha aggiunto «se gli aiuti arrivano in ritardo si mette in ginocchio un intero territorio. Se vogliamo che l’agricoltura svolga ancora, come un tempo, un ruolo di presidio del territorio, bisogna che per l’agricoltore ci sia un reddito». Francesco Viaggi, presidente provinciale Coldiretti, ha invece parlato dei progetti importanti tutt’ora in campo grazie alla Coldiretti, come quello con lo storico pastificio Ghigi, progetto partito proprio da Grosseto, e che vede pasta prodotto con grano 100% italiano. «È un grano Ogm free – ricorda Viaggi – ed è prodotto da agricoltori italiani. Inoltre prevede un sistema premiante che garantisce di più a seconda della qualità del grano. Una pasta di qualità che ci ha aperto mercati in Russia e Inghilterra. Una buona percentuale del grano è maremmano. Quest’anno ci siamo permessi il lusso di determinare il prezzo di tutte le partite di grano 100% italiano. Anche la Barilla, per la sua linea Voiello, si è dovuta adattare al nostro prezzo». Questo fa si che quella forchetta tra i 100 euro di alimentare che acquista il consumatore e i 17 che vanno all’agricoltore si accorci pian piano. «Un successo dovuto anche alla collaborazione con i Consorzi Agrari che detengono il brevetto delle semente ma anche le altre fasi, sino alla molitura».

Il falso made in Italy mangia una grossa fetta di mercato e di posti di lavoro, e anche la grande distribuzione a lungo andare si sta accorgendo che la qualità paga, tanto che una grande azienda del settore latticini ha fatto pulizia delle commesse acquistate all’estero e ha contattato la Coldiretti per una collaborazione. «Noi – conclude Viaggi – lavoriamo in totale trasparenza, anche per questo ci siamo potuti permettere di replicare alle accuse del New York Times sull’olio toscano».

 

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