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Mabro: le storie delle operaie diventano teatro. Quando la realtà supera l’immaginazione

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di Lorenzo Falconi

GROSSETO – Madri Arrabbiate Battagliere Ribelli Operarie, in sintesi l’acronimo di Mabro. Un nuovo significato da dare alla parola e al marchio che contraddistingue una delle lotte più significative del territorio in relazione alla salvaguardia dei posti di lavoro. Donne operaie, di una vicenda che diventa storia e poi teatro, dove la realtà supera l’immaginazione e le storie raccontante diventano parte di una vita spesa in fabbrica, dove ogni ferita rimane sulla pelle. La performance ispirata alla lotta delle donne della Mabro, in difesa del loro posto di lavoro e della loro dignità, andrà in scena sabato 15 marzo alle 15.30 presso la sala contrattazioni della Camera di commercio. A raccontare le vicende saranno il Teatro Studio di Mario Fraschetti, con le donne della Mabro, la libreria delle ragazze e il centrodonna. «La particolarità di questo spettacolo è che è tutto vero – spiega Fraschetti -, quindi non è stato necessario fare grandi sforzi per la sceneggiatura, malgrado le storie raccontate possano sembrare distorte. La verità è che la realtà delle cose è andata ben oltre la più amplificata distorsione». C’è così la donna incinta di 6 mesi costretta a lavorare alla pressa delle stirature che produce calore e vapori e che quando le colleghe chiedono di spostarla dalla postazione, in quanto la pancia non c’entra più, per tutta risposta ricevono un no, seguito da una soluzione artigianale: viene infatti tagliato il tavolo a forma di mezzaluna.

Storie di un laboratorio di teatro operaio, quindi, che seguono la rappresentazione di un lavoro ispirato a “La Madre” di B. Brecht presentato la scorsa estate nel prato antistante alla fabbrica. Molti sono i paralleli tra l’opera Brechtiana, tratta da un romanzo di Gorkji e la situazione delle operaie della fabbrica grossetana, ma non solo di questa, di tutti coloro che sono in lotta per mantenere con dignità il proprio posto di lavoro e l’etica dell’imprenditoria che sembra una parola sconosciuta. Il laboratorio fa del teatro uno strumento di informazione, sensibilizzazione e lotta per i problemi delle lavoratrici e dei lavoratori. Uno strumento per tenere accesi i riflettori su una situazione per molte persone drammatica.

Lo spettacolo si snoda attraverso differenti quadri che possono suscitare il riso fino a quando non si capisce che si tratta di vita vissuta, mostra quali grovigli di interessi, quali sospetti si addensano attorno alle vicende della fabbrica. Partecipano: Gianni Bartolini,Vanna Carmignani, Ivonne Cupola, Francesca Ferrari, Mario Fraschetti, Laura Galli, Dina Guidarini, Manola Mengozzi, Andrea Pasotti, Nadia Perino, Giuseppe Reale, Vincenzo Reale, Giulietta Sgaragli, Beatrice Solito, Giorgia Tacconi, Carla Tognazzi. L’evento pomeridiano sarà preceduto da un appuntamento mattutino, in quanto nello stesso giorno, alle 9.30 presso il Museo di storia naturale ci sarà un convegno dal titolo “Economia sostantivo femminile. Donne sull’orlo della crisi: pensiamo in grande”.

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